domenica 9 marzo 2014

Manet


Cosa avrei dovuto pensare? ad uno spettro, ad un fantasma arrivato da chissà dove? Eppure questo lenzuolo che mi era seduto accanto, con due buchi a ridosso degli occhi, assomigliava ad una lampada accesa in una giornata di sole. Credevo di essere in quelle case antiche dove ogni oggetto viene ricoperto da un lenzuolo, coprendone le forme, per non comprendere cosa ci sia sotto, con la scusa che non ci vada sopra la polvere. Ho pensato subito, che al suo interno, ci fosse una donna nuda, col potere di scaraventarmi in un famoso dipinto di Manet, solo per quell’idea morbosa d’uomo che vuole avere tutto pronto da una donna. Certo un’immagine malsana di una società che si basa su una retorica, e perché no, sulla satira di basso livello maschilista, restando in quel pendolo tra il sentimento e il cinico gusto fisico del possesso. In realtà quando presi il lenzuolo e lo lanciai in aria, sperando apparisse un’opera d’arte, mi accorsi che non c’era niente, neanche qualcosa che potesse dare l’idea di una forma che aveva il compito di tenermi sospeso. Per mia sorpresa, scomparse anche il lenzuolo, perché non toccò mai terra e si librò in volo. Sentii la classica risata di spirito che a me non fece alcuna paura, anzi, ridetti pure io, di sana pianta, da far invidia anche ad una quercia. Quindi tutto questo per dire cosa? Niente. Se incontrerete un lenzuolo con due buchi a ridosso degli occhi seduto su una panchina… continua…

- Continua cosa?
- A vivere in leggerezza!

 

venerdì 7 marzo 2014

giovedì 6 marzo 2014

Il coniglio


Quando sentii parlare di Lui era una mattina di Marzo. Pendeva dalle labbra della talpa, una fotoreporter da quattro soldi che usciva ogni tanto dalla tana. I suoi racconti mi catturarono perché era molto brava a fornire informazioni a riguardo, molto meno nel vederli per la sua presunta cecità. Infatti come fotografa valeva poco, dato che aveva sempre immagini poco chiare: cieli storti, prati obliqui e panorami capovolti. Ricordo come fosse ieri quando mi portò tre foto di Zorro tutte nere.
- Vedi, questa è Zorro da bambino, qui Zorro il giorno del diploma e questa Zorro il giorno del suo matrimonio…
- Già…
- Sai, penso che sotto quella maschera, in fondo in fondo, si nasconda un uomo.
Sapeva bene riconoscere la gente perché a lei non piaceva fare i buchi nell’erba dato che non credeva a quelli nell’acqua.
Quando chiesi di Lui, lei mi diede un reportage perfetto.
Pegaso disse di Lui:
- Non so cosa si fuma il ragazzo.
Gulliver replicò:
- I miei viaggi a confronto sono passeggiate.
Hansel e Gretel ribadirono:
- È stato come un padre per noi.
Don Chisciotte ebbe solo queste parole:
- Chiedete a Sancho.
Ma Sancho non c’era e neanche Dulcinea.
Il mago di Oz scosse la testa.
- Mai visto niente di simile in vita mia.
E la bella addormentata nel bosco riferì gioiosamente.
- Bacia da Dio.
- È vero quello che si dice che sia precoce? – chiese ancora la talpa.
- Stronzate!
Anche Sting confermò.
Ulisse lo vide tra Scilla e Cariddi a surfare sulle onde urlando di continuo la seguente frase:
- Non sei nessuno!
Cnosso disse testuali parole:
- Non ho mai visto nessuno attraversare il mio labirinto come lui, sembrava andasse più veloce della luce.
La luce rispose:
- Era in favore di vento.
Il vento disse:
- Cazzate!
Mentre il Minotauro era ancora basito dall’accaduto:
- Non mi capacito!
E Arianna diede una versione diplomatica:
- Scusa, ma ho perso il filo del discorso.
Solo Alice lo conosceva bene. Alice che guardava i gatti e i gatti morivano nel sole, frase attribuita ad un cantautore che nessuno aveva il coraggio di contestare, a parte i gatti che nei pomeriggi d’estate quando la incontravano si esprimevano sempre così:
- Cazzo c’hai da guardare!
Dunque Alice sapeva una cosa molto importante decisamente angosciante: a lui spaventava la polenta, che era come la kriptonite per Superman. Sì, perché questo eroe aveva anche lui il suo tallone di Achille: la polenta. Un concentrato giallo, dove a volte si infiltrava qualcosa di bianco filante, dove tra l’ilarità della gente si sentiva sempre a disagio:
- Ma come ti sei conciata? – era la domanda frequente.
Comunque, il bello arrivò appena la talpa se ne andò, esattamente un minuto dopo. Lui si sedette accanto a me come si siedono i gatti, con la differenza sostanziale delle grandi orecchie che usava per prendere in giro Cappuccetto rosso, la sua spacciatrice di funghi allucinogeni, con la parodia del lupo cattivo:
- È per sentirti meglio.
Io ero leggermente turbato sapendolo lì a fianco, era la prima volta che un personaggio così rinomato fosse al mio cospetto sulla ormai famosa panchina del piccolo parco:
- Come butta! – mi chiese.
- Va a giorni…
- A seconda?
- Qualcosa del genere…
- Ascolta!
- Dimmi!
- Posso farti una domanda?
- Certo!
- Conosci De Gregori?
- Per sentito dire.
- Ma chi è Lilli Marléne?
- Credo sia un cane randagio che mangia una mela al giorno…
- Per togliere il medico di torno?
- Qualcosa del genere…
- Grazie.
- Prego!
- Si è fatto tardi, ora vado! Sancho, esci dall’albero che andiamo!
- Ma sarebbe…?
- Sì, ultimamente ce l’ho sempre in mezzo ai coglioni!
- Ma scusa?
- Dimmi!
- Ma tu chi saresti?
- Il coniglio, idiota!
- Già, e chi se no!
E lo vidi zampettare verso l’orizzonte con l’unico in grado a stargli dietro.

martedì 4 marzo 2014

Coniugare

- Tu mi odii?
- Ti sto ascoltando...
- Con due i...
- Ah! Ho un problema a coniugare.
- Hai un problema coniugale.
 

domenica 2 marzo 2014

La regina Mab


Quando si smarrisce l’amore è come perdere l’olfatto, una perenne necessità di soffiare il naso distratto.
Non senti più il tuo odore e quello degli altri è neutro. Dentro il tuo cuore un pirata rude affonda navi mercantili che scorrono nei fiumi delle vene alla ricerca delle Indie americane, territori mai esistiti ma non per questo meno fertili. La sola rotta che conosci è la tua falsa verità, armatura della tua persona sull’autenticità. Amare è una corsa distratta ad essere più intelligenti e più sensibili, conoscendo già che è quel “più” a renderci finti e prevedibili. Prima dormi e poi sei troppo sveglio di un’attenzione spasmodica per evitare un furto, se solo potessi sapere cosa volesse dire Mercuzio?
Ma la notte, svegliato dalla Regina Mab, affamato dal solito buco nello stomaco, apri il frigorifero e ci trovi solo un mandarino, un cazzo di frutto arancione, fermo lì, tra una vano e l’altro. Lo prendi e lo lanci in aria come se dovessi preparati per un servizio. Lo sbucci lentamente e piccole goccioline ti si spiaccicano in faccia e il tuo cervello calcolatore le conta. Scoppiano sui pori della pelle del viso che è ruvida come la buccia che hai appena strappato. Senti l’odore e ridi come un cretino per quel cazzo di mandarino che ti ha ridato il gusto malgrado sia ancora aspro. Stacchi gli spicchi come petali di una margherita e giochi col destino, per vedere come possa andare a finire una semplice cantilena per una donna mai conosciuta.
SOCRATE:  L’amore di chi è dunque amore?
DIOTIMA:  Di generare e partorire in seno alla bellezza.
SOCRATE:  E sia.
DIOTIMA:  È.
SOCRATE:  Ma perché di generare?
DIOTIMA:  Perché la generazione è quello che ci può essere di non generato e d’immortale in un mortale. Or l’immortalità si ama necessariamente, secondo che s’è convenuto, da poi che il bene si ama di possederlo; sempre dunque si ama necessariamente di generare; e però ne segue che l’Amore è anco Amore di generazione, ossia d’immortalità.

sabato 1 marzo 2014