martedì 2 settembre 2014

Lady bird


- Sto da Dio!
Questo era quello che disse.
Era arrivata svolazzando come un uccellino azzurro, perché la sua gonna larga formava due ali coi piedi per terra. Si sedette accanto a me, e mi diede un bacio veloce sulla bocca in segno di saluto. Era fresca come la birra appena spillata e la sua schiuma mi restò sulle labbra. Fece un lungo sospiro e spalancò gli occhi, che si gonfiarono d’aria come due palloncini. Il suo respiro era così intenso che si prese tutta l’aria intorno. Tenne il fiato e sorrise, gonfiando le guance. Dentro di lei tutto l’ossigeno del mondo e dentro di me: il profondo. Rimanemmo a guardarci non so per quanto tempo, lei viveva e io stavo morendo. Arrivammo al limite e poi lo superammo. Quindi, mi soffiò in faccia il vento e io fui resuscitato dal cemento.
- Devi avere fiducia!
- Stavo soffocando!
- Tu stavi solo pensando!

http://youtu.be/ta4rHfgxarI

venerdì 29 agosto 2014

L'uomo che aveva capito tutto



C’era una grande attesa. In quel luogo lontano arrivarono in molti, molti di più di quelli previsti. Erano in ordine sparso, stravaccati. C’era un brusio di voci tra gente che si parlava alle orecchie quasi stessero giocando al telefono senza fili. Mentre ciò accadeva arrivò un tizio, quello che tutti stavano aspettando. Era proprio lui: quello che aveva capito tutto. L’unico al mondo!
- Ho capito tutto! – urlò a squarciagola ridendo di gusto.
- Finalmente! – disse uno che stava giù in fondo.
Partì un applauso non molto convinto. Poi, ci fu il silenzio.
- Ma come hai fatto! – urlò un pazzo.
- Siete voi che non capite un cazzo!


giovedì 28 agosto 2014

Il pittore


Era davanti a un telo bianco. Provò a riflettere la forma del pensiero nello specchio vuoto. Ricercò i colori per dipingere la luce, e si trovò nel buio. Non si vide più. Ogni cosa era scomparsa e non rimase più niente. Quando comprese il nulla, ci fu la scintilla. Un’esplosione di luce accecò il buio e lui comparve a cavallo di un grande pennello. Spruzzava colori intorno. Nacquero prati, fiumi, alberi, montagne e infine il sole che diede un pezzo di sé alla luna come quando il cielo lascia spazio alle nuvole. Il suo corpo era cosparso di verde, di blu, di rosso e di giallo da confondersi col mondo dipinto. Si mise a correre all’impazzata come quelli che hanno ricevuto un miracolo. Quando raggiunse il fiume, si specchiò, e vide la luce nei suoi occhi, che era stata accesa dall’unico interruttore a intermittenza: il suo cuore. All’improvviso l’acqua si squarciò e uscì una sirena, che lanciò in aria miliardi di gocce che divennero farfalle. Si avvicinò al pittore con gli occhi spalancati, e si fece ipnotizzare.
- Sei tu il creatore di tutto questo?
- Io sono lo specchio riflesso!

domenica 24 agosto 2014

Il frigo


E niente, ti svegli di colpo in piena notte verso le 4 del mattino dopo uno strano sogno. Sei su un cazzo di pullman che viaggia spedito, manco fosse una cartolina, tra tornanti di montagna e burroni a fare da sfondo, guidato da un tizio nella parte posteriore dell’abitacolo. Mi spiego, lui ha il volante e conduce il mezzo nella zona centrale degli ultimi sedili. Sei turbato e vai da lui attraversando il corridoio barcollando, perché lì sopra si sbanda. Non c’è nessuno intorno, solo tu e lui che guida dietro. Ti avvicini e gli chiedi:
- Come fai a vedere la strada?
- Io la sento!
A lui sembra facile, a te terrorizza lo scenario intorno.
Quindi ti svegli e vai in bagno come succede spesso in questi casi. Svuoti i tuoi turbamenti, prendendo coscienza che non te la sei fatta addosso, e all’improvviso decidi follemente di prenderti una vacanza a casa tua. Riempi la vasca da bagno di acqua tiepida, ci versi un kg di sale grosso e ci fai il mare. Ti prendi una birra, ti ficchi la musica dei delfini e del mare – roba strana che ti scarichi di solito e che non hai mai usato fino a ora – ti spogli pensando di essere in una spiaggia di nudisti, e ti ci infili dentro. Sono le 4 e mezza di notte e sei al mare perché l’acqua è salata e i delfini si sono messi a cantare. C’è sto andirivieni nelle orecchie delle onde, e bevi la birra, e ti accendi la sigaretta. Te la stai spassando anche se non c’è il sole, ma quest’anno non c’è mai stato, si è preso anche lui una vacanza. Togli le cuffie, spegni la sigaretta e fai un’immersione tenendo il fiato, e quello che senti, nel silenzio assoluto, è il rumore del frigo. Strano, ti dici, sott’acqua si sente meglio, è più limpido il suono. Già, è quel vibrare unico che ogni tanto cambia tono per non dire colore. Il frigo! Quel cazzo di frigo entra prepotentemente nel tuo umore. Si prende la musica nelle orecchie e il suo ronzio è di gran lunga meglio di quello delle zanzare. Lì ci tieni le cose che ti tocca conservare. Lì è freddo e anche ghiacciato. Diverso il rumore della caldaia quando si accende e soffia il suo rumore ogni volta che apri l’acqua calda. E allora apri ancora l’acqua calda e fai un’altra immersione e senti i due rumori insieme: uno freddo e l’altro caldo, e riemergi e ti fai una risata, una cazzo di risata. Esci, e ti è venuta fame. Ti fai un panino di wurstel e maionese e finisci la birra, e fumi ancora. Non ti sei asciugato e te ne stai nudo sul balcone dato che tutti dormono o sono in giro nel mondo. Che scenario!!! Tutto finisce col rutto e una asciugata veloce. Te ne torni a letto dopo un’ora di libertà per non dire d’aria. Ti sdrai nel letto e ti addormenti velocemente come un bambino.
- Ancora sto cazzo di pullman?
- Stiamo salendo ragazzo!
- Ma dove mi porti?
- Dove stai andando!

sabato 23 agosto 2014

Ave Maria


Mia madre nacque ottant’anni fa senza palato. Già, venne al mondo con questo scherzo del destino. C’era la miseria, per la miseria! Si mangiava poco, diciamo che mancavano gli integratori. Io non me ne accorsi mai fino a tredici anni, quando un mio amico mi disse:
- Ma tua madre parla strano?
- Mia madre non parla strano, idiota! – risposi stizzito.
Però da quel giorno presi consapevolezza che mia madre non parlava come tutti, solo che io non ci avevo mai fatto caso, ci rimasi ingenuamente male.
Qualche settimana fa, insieme a mio padre, sono venuti a pranzo da me, e io per fare il figo ho messo su un CD della Callas. Mentre quella voce incantevole aleggiava nella casa, mia madre cantava sotto voce tutte le arie. Da “un bel dì vedremo” a “casta diva”, da “amami Alfredo” a “tacea la notte placida”. Ero incredulo, le conosceva tutte a memoria, lei che aveva avuto solo la quinta elementare, che per colpa della guerra non aveva potuto frequentare le medie, e dopo dovette lavorare come si faceva a quel tempo: pulire le case degli altri.
All’età di quattordici anni, contro il volere dei genitori, andò a operarsi ma non fu un gran lavoro chirurgico, e vi risparmio i dettagli.
- Sai, Valentino, conosco a memoria quasi tutte le arie della lirica.
Rimasi come uno che si era svegliato da un lungo letargo.
- Sai perché mi sono fatta operare?
- No, perché?
- Perché sognavo di diventare una cantante lirica e cantare l’Ave Maria di Schubert.
Mia madre nacque ottant’anni fa senza palato ed è una cantante lirica.
p.s. sono queste cose qua che… (mi è andato il fumo negli occhi o forse l’ho sempre avuto)

http://youtu.be/j8KL63r9Zcw

Le cellule (Sono autodidatta)


In realtà non esistiamo.
Siamo solo energia compressa o qualcosa del genere. Ho letto qualcosa a riguardo, sono autodidatta. Uso internet, leggo qualche libro qua e là, il fai da te, il fai per tre, sta roba qui e sta roba là, e poi Einstein, tutto è relativo, fotoni, luce, nulla, vuoto.
Ecco, dalle mie interessanti indagini siamo vuoto, oppure siamo il pieno del vuoto o forse è il vuoto intorno che è pieno.
Tanti atomi dentro a cellule, troppi, come le stelle, che sono tante, milioni di milioni la stella di negroni vuol dire qualità.
In ogni cellula ci sono altre piccole cellule, e dentro a queste piccole cellule altre celluline, e dentro a queste celluline, altre cellulineine e così via.
Tanti mondi e tanti soli, e tante lune e pianeti, e ancora soli e lune e pianeti, miliardi di piccole galassie, infiniti universi, e tutto dentro di noi che poi è anche fuori, un dentro e fuori, un destra e sinistra, avanti e indietro.
Sembra che queste cellule siano come giornalisti che captano informazioni dal cervello, che è il governo centrale condizionato dall’esterno: da quello che vede, che sente, che percepisce e cazzate varie.
Ci sono le cellule di destra e quelle di sinistra, come i reni, come i polmoni, come i coglioni, come le ovaie, come le gambe, le braccia, le mani, gli occhi, le narici del naso, le orecchie e lo stesso cervello con due emisferi.
Poi ci sono gli organi unici, quelli coerenti: il fegato che è sempre stato di destra, mentre la milza e la cistifellea sono di sinistra. Lo stomaco è di centro come il cuore, anche se molti dicono sia di sinistra ma lui chiede i voti anche a destra. Poi c’è l’intestino ma lì ci va solo la merda.
Comunque, queste cellule vanno nelle loro sedi giornalistiche: i reni e i polmoni, e portano le notizie grazie a intercettazioni che spesso sono sbagliate, nel senso che non le respirano bene e non le drenano come si deve, tutto questo a causa di infiltrazioni mafiose: i virus.
Non si conosce la provenienza dei virus, forse arrivano dall’esterno o in realtà sono ben nascosti all’interno. Sfruttano il momento propizio, corrompono alcuni neuroni facendoli uscire allo scoperto alle narici del naso, che non sono le falde del Kilimangiaro.
La loro tattica è far credere di essere cattivi, così i neuroni influenzati dalla paura fanno una manovra correttiva, che correttiva non è, e disperdono risorse in attività inutili: i pensieri detti anche seghe mentali.
Le attività sane rallentano, perché alcune cellule impazziscono, si chiude il piloro, lo stomaco ha un reflusso, il fegato si indurisce e l’intestino si blocca, e non si capisce un cazzo.
Linfociti, leucociti, e altre cose che finiscono con citi, cominciano a manifestare il loro disagio ed interviene il sistema immunitario: le forze dell’ordine, e qualcosa s’infiamma e brucia, e di solito è un buco la via di fuga.
Non vi ho ancora parlato dei germi, veri extraimmunitari, che invadono i nostri sistemi linfatici nascondendosi in fabbriche abusive, che a volte si infiammano, nel senso che prendono fuoco, detti linfonodi, e rubano i posti di lavoro e sono sottopagati. Qualcuno, si dice, è arrivato anche al governo. Bisogna fare attenzione non parlano la stessa lingua, e rubano i cellulini, e succhiano i globuli bianchi, nel senso che sanno fare bene quel lavoro lì. Alcuni si travestono.
Per cacciarli usiamo sempre quel buco che serve per l’evacuazione.
Dentro a queste cellule ci sono delle proteine che formano dei movimenti che sono comandati dal cervello ma ogni tanto fanno un po’ come cazzo gli pare.
Infine c’è il DNA la nostra costituzione, la più bella del mondo, perché dicono che non si può modificare o almeno lui è convinto che sia così: il DNA o quella roba lì.
C’è anche l’RNA ma non so cosa cazzo sia, sarà un decreto legge o un emendamento.
Tutto si regge su impalcature ossee che a volte si possono rompere da incidenti di percorso e da terremoti popolari.
Il nostro corpo in realtà non esiste, è tanto rumore per nulla.
- Cos’hai?
- Mi prude il culo.

giovedì 21 agosto 2014

Acqua stagnante


Stavo fermo al semaforo rosso. Avevo la mente colma di pensieri, quelli che ti porti appresso. Liste della spesa, progetti, ansie, per non dire cataclismi. Aspettavo il verde come si aspettano le ragazze in ritardo agli appuntamenti. Di fianco, sulla sinistra, un’auto come la mia attendeva di svoltare. Mi girai per stirarmi il collo dalla durezza e dall’altra parte lo fece anche lei ma con più grazia. Rimasi a bocca aperta come un bambino quando si sorprende dalla bellezza. In quell’istante i pensieri svanirono come quando ci si inciampa per l’imprudenza, perché in quella frazione di secondo l’unica cosa che ti passa per la testa è la sopravvivenza. Mi accorsi di avere le braccia tese e le mani sul volante quasi con la strana percezione di trovarmi per terra.

Stavo ferma al semaforo rosso. Avevo la mente colma di pensieri, quelli che ti porti appresso. Liste della spesa, progetti, ansie per non dire cataclismi. Aspettavo il verde come si aspettano i ragazzi distratti dal tempo. Di fianco, sulla destra, un’auto come la mia, attendeva di svoltare. Mi girai per stirarmi il collo dalla durezza e dall’altra parte lo fece anche lui ma con più rudezza. Rimasi a bocca aperta come una bambina quando si sorprende dalla bellezza. In quell’istante i pensieri svanirono come quando ci si inciampa per l’imprudenza, perché in quella frazione di secondo l’unica cosa che ti passa per la testa è la sopravvivenza. Mi accorsi di avere le braccia tese e le mani sul volante quasi con la strana percezione di trovarmi per terra.

Scattò il verde. Le auto non si mossero. Un clacson suonò. Le auto partirono. Lui a destra e lei a sinistra. Il cuore batteva in testa. Bisognava decidere in fretta. Misero la freccia dopo pochi metri e accostarono. Fuori pioveva. Schiacciarono il pulsante delle quattro frecce all’unisono. Aprirono la porta e uscirono. Esitarono malgrado piovesse molto. C’era un viale davanti a loro. Decisero di correre verso una fermata dei pullman e si ritrovarono lì sotto al riparo dall’acqua. Tremavano come diapason per il tentativo di accordarsi sulla stessa frequenza. Lui prese l’iniziativa a pochi centimetri dalla sua faccia.

- Sai…
- Sì…
- No, niente, è che…
- Che?
- Ti sei fatta male?
- Qualche escoriazione, e tu?
- Solo un graffio…
- Dovremmo medicarci.

E vennero investiti da una grande onda d’acqua gelida di una pozzanghera stagnante, provocata da un’auto in corsa. Le ferite erano aperte senza difese. Lei cadde di peso e lui la prese.

http://youtu.be/ovyzzHXY3m8