giovedì 6 novembre 2014

E' la strada sbagliata.


È la strada sbagliata. Lo so, ne sono consapevole, ma ho deciso di percorrerla lo stesso, solo perché mi è sempre sembrato inutile tornare indietro. Mi ero illuso che avrei avuto un’autostrada davanti, a tre corsie, sulla via del sorpasso, con l’acceleratore a palla come la musica nell’abitacolo. Ci sarà uno svincolo. Nessuna via d’uscita, nessun pedaggio. È la strada sbagliata - mi son detto. Non c’è un’anima viva. Ma io vado. Ci sarà uno svincolo, ne sono sicuro. Mi sono perso. Non ci sono montagne all’orizzonte, neanche un campo per giocare a pallone, una spiaggia per riposare. Niente di niente, eppure devo andare. Ho visto una tipa col pollice alzato, che faccio? Mi fermo? Rallento un centinaio di metri dopo. Lei corre verso di me con lo zaino in mano. Fa caldo, anche se il sole è sparito. La vedo dallo specchietto retrovisore. Sorride. Apre la porta. Ho le quattro frecce accese. Lampeggiano. Sembro un albero di Natale. Lei ha il fiatone. Tira un lungo respiro e si siede. Chiude la porta. Non dice niente di niente. Spengo la luce. Spengo la macchina, e facciamo l’amore.
- Ho sbagliato strada...
- L'ho sbagliata anch'io...

http://youtu.be/ADOQQiwgU0Y

sabato 1 novembre 2014

Halloween


Erano le dieci del mattino quando arrivò. Si sedette accanto a uno con la facciona grande, e disse testuali parole:
- Sa a cosa ho pensato stamattina?
- A cosa?
- Alla mia morte!
Non finì di dirlo che si sentì uno sparo di una magnum che gli fece saltare in aria la testa. Chi premette il grilletto si ritrovò la faccia e l’impermeabile pieno di poltiglia arancione. Estrasse un Fresch and clean e si ripulì il viso. Poi tolse l’impermeabile e coprì quello che restava del tizio. Assaggiò una punta della poltiglia e disse tra sé e sé:
- Anche questo, niente sale nella zucca.
Si avviò verso il bar, entrò, si guardò intorno e chiese una macedonia. Il barista rigido come un cetriolo rispose:
- Cade a fagiolo…
Gli porse la scodellina piena di frutti fatti a pezzi, e gli fece un segno col dito come per indicargli qualcosa sul viso.
- Ha la guancia sporca!
Il tizio si passò il dito sopra.
- Ah, niente, ho appena fatto saltare una zucca vuota!
A quel punto il barista si mise a ridere di gusto a bocca aperta e divenne rosso come un peperone. Si sentì lo stesso sparo della magnum di prima. Il proiettile entrò nella bocca del barista e uscì dalla nuca facendo andare in frantumi due bottiglie di Jack Daniel’s, disperdendo gocce di whisky miste a poltiglia intorno.
- Che pena sprecare ’sta delizia del Tennessee!!!
Naturalmente, il bar era affollato e il tizio tirò fuori un mitra e fece saltare tutte le teste come pomodori. Fu una strage. Lui si mise ad assaggiare tutte le teste e continuò il suo monologo:
- Nessuno che abbia del sale nella zucca!
Guardò l’orologio e disse ancora tra sé e sé:
- E sono solo le undici!!!
A un certo punto si sentì tirare i pantaloni e si girò. Vide un nano con un fucile a canne mozze puntato verso i suoi gioielli di famiglia.
- Che vuoi testa di rapa?
- Dolcetto o scherzetto?
Siamo in collegamento con “La vita in diretta” non sappiamo cosa stia accadendo all’interno dello stabile. Siamo all’ora di pranzo e quello che è accaduto questa mattina è agghiacciante. Ma chiediamo ai passanti:
- Mah, era una brava persona, salutava sempre!
Chiediamo a un‘altra.
- Sembra impossibile, un’ora prima ero passato di qua e non era successo nulla!
- Comunque, era un periodo che salutava un po’ meno del solito… - disse il più anziano.
Tutti convennero.
Quindi, rimando a voi la linea, dall’orto è tutto, a voi studio.
- Che si fa, Ros? Qui non si salvia più nessuno…
Ros Marino vide qualcosa...
- Aspetta, segui quella testa di rapa…
- Chi? Il nano?


http://youtu.be/xCxHvNl9MmQ

lunedì 27 ottobre 2014

Ho scoperto chi sono

Ho scoperto chi sono.
Dunque. Ero seduto sul divano di casa e me lo sono chiesto, chi sono? Poi mi sono guardato intorno e ho letto ogni oggetto, di getto, tanto all’etto. Ogni cosa era al suo posto, in disordine, un caos perfetto. C’è solo da spostare le cose, mi son detto. Solo alcune, non tutte. Poi sono salito sul tavolo e poi sono sceso, ho camminato a quattro zampe, e son saltato sul letto.
Ho scoperto chi sono.
Un po’ mi sono cagato addosso. Non è normale sapere chi sono, sei figlio di Dio, qualcuno lo ha detto, ma non ero io. Poi ho chiuso le finestre e le persiane, creando il buio, e poi di nuovo la luce. La sedia, il ferro da stiro, il muro, la pallina gialla, la mia voce. Ho cantato una melodia, ho ballato col gatto, ho mangiato il kiwi e ho ascoltato il mio corpo.
Ho scoperto chi sono.
Ho riso di gusto. Ma sei proprio tu, dai, non sei un altro. Sei scaltro! Il cuore a mitraglia, il fiatone addosso, il sudore alle tempie, la spugna sta a galla, la musica a palla.
Ho scoperto chi sono, cazzo!
Davanti allo specchio. Ho tirato fuori la lingua, ho fatto una smorfia, un dito nel naso e ho chiuso un occhio.
Son perfetto in difetto.
- E quindi, chi sei?
- Non te l’ho ancora detto?

http://youtu.be/kt0AwAxj0v0

giovedì 23 ottobre 2014

Le primule in ottobre

- Lo facciamo?
- Cosa?
- Te lo già detto!
- Non ne voglio sapere!
- Lo dovremmo fare!
- Ma siamo alla fine d’ottobre!
- Ma non vedi che sole!
- Ma l’inverno è alle porte!
- Ti ho fatto un maglione!
- Che cosa hai detto?
- Con l’uncinetto!
- Sei folle!
- Senti, io sboccio!
- No, non farlo!
E il fiore si è aperto, e anche quell’altro.
- Ce la faremo?
- Con quel gambo!
- Davvero?
- Mi vibra tutta la corolla!
- Sei la solita sgualdrinella!
Questa è la storia di due primule sbocciate in ottobre
Che fecero l’impresa di aprirsi in anticipo al sole
E dato che non voglio essere romantico in eccesso
Quei due, in autunno, non hanno aspettato a fare del sesso.
 

Licenziamento

Quello che scrivo vale solo per me, non fatelo a casa.
Esattamente, quattro anni fa, fui lasciato a casa dal lavoro. Stetti male per un po', poi entrai in una biblioteca, e cominciai a stare meglio, sono diventato anche intelligente, conosco pure il congiuntivo presente. (Lo giuro su Cicerone, che Dio lo abbia in gloria)
Da quel giorno a oggi ne sono successe di cose: vendo incipit, allevo gatti sperduti e faccio teatro...
ooooh che bello essere stato licenziato...

mercoledì 22 ottobre 2014

Dove nasce il vento?


- Dove nasce il vento?
- Io non lo so dove nasce il vento.
C’erano i soliti rumori all’esterno, quei rumori delle cose che si muovono. C’erano quelle che volevano farsi sentire di più e quelle più timide che si sentivano appena. Foglie, polvere, tettoie, lamiere, rami che si spezzavano: dialogavano tra loro una lingua incomprensibile. Noi eravamo dentro a oscillare, dato che solo le finestre sbattevano assieme alle porte, e qualcosa cadde a terra e si ruppe. Bastò un soffio più forte. Rimanemmo fermi quasi spaventati dal rumore assordante che fece vibrare anche il quadro sulla parete. Volevamo ascoltare il silenzio che c’era tra un soffio e l’altro, quella quiete piena di stelle, dato che il cielo era stato spazzolato. Quel lucido pensiero, quella novità improvvisa che solo uno spazio silente può donare. Avevo sete perché attraversai un deserto. Avevo bisogno di bere e tu mi hai baciato.
- Quindi, dove nasce il vento? – mi hai ancora chiesto.
Ti ho preso i capelli e li ho tenuti sollevati con le mani. Mi sono avvicinato, ti ho soffiato dietro le orecchie e ti ho sussurrato, annusando il tuo aroma:
- Il vento nasce dalla tua chioma.

http://youtu.be/QhMt9V1rKdo

sabato 18 ottobre 2014

Sum ergo cogito

Io non penso. Oddio, diciamo che il pensiero cartesiano “cogito ergo sum” non mi appartiene, mi appartiene l’esatto contrario. Ci sono tecniche per alleggerire i pensieri, e una di queste, è ascoltare il respiro. Ieri sera ero in un locale e, guardandomi intorno, ho visto una ragazza carina, come ce ne sono tante. Mi piacevano i suoi modi, mi piaceva com’era vestita, mi piaceva il suo viso. C’erano già molte cose che mi piacevano di lei. Assomigliava a Rosanna Arquette nella ...versione del film "Cercasi Susan disperatamente". Ha catturato la mia attenzione e ho cominciato a pensare a cosa avrei potuto dirle per conoscerla. Bene, ho pensato troppo e ho perso l’immediatezza. Quindi, non ho fatto alcun passo, come spesso succede, e me ne sono stato lì a rimuginare con i miei pensieri. Poi, però, mi sono messo ad ascoltare il mio respiro e qualcosa è successo. Quando mi sono alzato si è alzata anche lei, nello stesso istante, come se una forza invisibile ci avesse dato un pizzicotto nel sedere, e ci siamo incrociati. Ci siamo guardati con intensità, con attenzione e con cura. È durato pochissimo, ma tutto quello che i miei occhi hanno visto in quello spazio-tempo non si può descrivere a parole. Tutto questo perché non ho pensato, ho solo fatto attenzione.