sabato 15 novembre 2014

La mattina e il mattino


La mattina e il mattino si svegliarono come per abitudine all’alba. La luce filtrava tra le persiane e il caffè aleggiava nell’aria. Avevano riposato profondamente abbracciati come due dolci amanti.
La mattina nuda si alzò, spostò la tenda e diede uno sguardo fuori.
- Com’è il cielo? – chiese il mattino ancora con gli occhi piccoli.
- Plumbeo! – rispose la mattina stirandosi.
- Cioè?
- Fosco.
Al mattino si spalancarono gli occhi.
- Fosco come?
- Caliginoso.
Il mattino si grattò la testa e si mise le mani in faccia, poi con gentilezza domandò:
- Da quant’è che stiamo insieme?
- Una miliardata d’anni.
- Cioè… dai tempi del big bang?
- Più o meno…
- Non ricordo di averti mai sentita così…
- Così forbita?
- Vieni qui…
Il mattino la prese tra le braccia e la baciò. Quando le loro labbra si staccarono, il mattino azzardò:
- C’è qualcosa di misterioso in te?
- Cosa?
- Non lo so. Se te lo sapessi non sarebbe più misterioso.
- Sei sempre sibillino, caro! – disse la mattina entrando in bagno.
Il mattino si lasciò andare disteso nel letto e commentò tra sé e sé il dialogo appena terminato.
- - Mah! Ci sarà quel cazzo di sole fuori adesso?

domenica 9 novembre 2014

Ho scritto una canzone senza musica

Ho scritto una canzone senza musica perché la musica non la so fare
Ho scritto una canzone senza musica dato che da ragazzo sapevo strimpellare
Ho scritto una canzone senza musica perché ti ho vista piangere
Volevo trovare le parole adatte per farti sorridere
Ho scritto una canzone senza musica così la potrai cantare
Come ti pare
Ho provato ad assemblare le parole come una catena per giungere al tuo cuore
Ho provato a prendere tutti i treni alla stazione
Ho provato giorno e notte pur di alleviare il tuo dolore
Ho solo scritto una canzone senza musica
Perché non sapevo cosa fare
Mentre batto questi tasti cercando frasi a effetto
Ho scoperto che le lettere non sanno niente
Ho scoperto che le lettere non conoscono le parole
Loro sono sole
Se non ci fossi io qui a unirle non direbbero niente
Ma ricordati che io sono qua seduto
Hai passato un brutto periodo
Una bicicletta senza ruote incatenata a un palo
Lo so ci sono passato
E per questo che scrivo questa canzone
Le parole non mancano
Mancano le virgole
Ho scritto una canzone senza musica
Senza corde
Senza fiato
Ora vado a capo

venerdì 7 novembre 2014

New York


Non ci sono mai stato. Non lo so. Forse un giorno ci andrò. Non lo so. Ci stanno le anatre, le pozzanghere, quelle cose altissime. C’è un sacco di gente. C’è un parco. È verde. Gente sui marciapiedi. Sembrano tante formiche. C’è anche un ponte. L’ho masticato da bambino. Aveva molti gusti. C’era il bianco, il verde e il rosso. A me piaceva il rosso perché sapeva di rosso. Non lo so. Non ci sono mai stato. Ci saranno un milione di panchine. Ma che dico. Un miliardo. Starei lì sdraiato a guardare il cielo. Ha guardare quelle braccia tese, quelle braccia di cemento. Piene di finestre accese, piene di sbattimento. Starei lì, la notte. Non lo so. Una luce nuova. Lì è tutto nuovo. Anche se il tempo scorre. Quanta roba c’è. C’è gente che me l’ha raccontato. Ma io. Io. Non ci sono mai andato.
- Vado a dormire.
- Ciao.
- Domani?
- Domani cosa?
- Non so, domani!
- Domani parto!
- E dove vai!
- Ma che cazzo ne so. Non ci sono mai stato!

http://youtu.be/GxAnLJwsxII

Pigiama

Verso la fine degli anni novanta o giù di lì, ero drammaticamente fortunato con le ragazze. Mi spiego. Venivo sistematicamente lasciato ma trovavo subito un’altra ragazza in poco tempo. Un po’ quella storia del “chiodo scaccia chiodo”. Non facevo in tempo a disperarmi che ero già su di giri per una nuova storia. Era il periodo del primo cellulare che era enorme come un’autoradio: come quello col manico che ci portavamo appresso alle feste del paese per non farcelo rubare. Quindi, eravamo passati dal periodo “dei mentecatti tutti col Pioneer ultima generazione con l’equalizzatore”, al periodo “che cazzo mi frega se mi rubano l’autoradio tanto c’ho il cellulare e posso chiamare la polizia in tempo reale”. Faccio una digressione: ricordo con affetto che tutti compravamo il cellulare dicendo che lo facevamo per comodità: “metti che ti si ferma la macchina!!” Era la scusa più ricorrente, oppure: “se qualcuno stesse male…” (certo, chiama te invece che un’ambulanza). Sta di fatto che avevo notato che le conversazioni, tramite questo aggeggio, fossero di gran lunga più sincere che col telefono di casa. Non chiedetemi il perché, ma il telefono di casa era più diplomatico e meno diretto, forse perché rispondeva sempre prima tua madre. Infatti, fui mollato da una tipa che mi disse testuali parole al cellulare:
- Ti ho tradito con tizio! (Un mio carissimo amico, come accade sempre).
Questa ragazza l’avevo conquistata con un regalo per il suo compleanno, dato che cadeva esattamente in quel periodo di frequentazione amorosa. Quando glielo diedi, lei mi disse:
- Bellissimo! Non è impegnativo come un intimo, lo adoro e poi è utile!
Era un pigiama. Ecco, in quel periodo della mia vita, pensai che regalare pigiami alle ragazze fosse un’idea fantastica. Quindi, con la successiva, feci lo stesso! Compiva anche lei gli anni. Andai a comprarlo e ne presi due uguali identici. Ora vi chiederete giustamente il perché di due pigiami. Uno lo avevo preso di scorta, per eventuali successivi compleanni, dato che c’era un’offerta irrinunciabile di “prendi due, paghi uno”. Quando lo vide, fece una leggera smorfia di delusa soddisfazione. Ci baciammo e ci demmo un appuntamento per la settimana dopo. Appuntamento che non venne da lei mai rispettato, perché mi lasciò ancora via cellulare con un “Stasera non esco e neanche per i prossimi 150 anni”. Ero incazzato come una bestia e pensai di provarci con la sua amica che non mi cagava neanche di striscio. La ragazza era molto bella e patita del body building. Aveva dei bei muscoletti, ma soprattutto un gran fondoschiena. Le feci una corte spietata fino a quando non uscimmo per un drink, dopo alcuni mesi. Quel giorno, cazzo, era il suo compleanno. Non so se era una maledizione, ma quando arrivammo sotto casa sua, ebbi la malsana idea di darle l’altro pigiama come regalo. Premetto che la fermai a pochi centimetri dalla mie labbra, dato che stava per baciarmi, lei che da buona culturista, sapeva prendere bene l’iniziativa. Le dissi proprio così:
- Aspetta, ho una sorpresina per te!
- Maddai!!! Un regalo? – Era su di giri.
- Certo…
- E come facevi a sapere che oggi era il mio compleanno?
- Sono un veggente!
Ero bello convinto di fare un figurone. Quando lo aprì e lo vide, passarono dieci secondi dove lei controllò il contenuto e io ebbi il tipico sorriso da ebete. Fece uno più uno, dato che le donne tra loro si parlano sempre. Si girò e mi sorrise. Poi, mi arrivò un ceffone di cinque libbre che ricordo ancora oggi con affetto. Sbatté la porta e gettò il pigiama nel cassonetto dell’immondizia. Passai alcune settimane a ripetermi questa frase delirante:
- Ma non potevo darglielo dopo! Cazzo!!!!
Quel giorno smisi con i pigiami e con le donne che compivano gli anni… e mi rubarono il cellulare e l'autoradio. E non andai mai a un pigiama party.

Cedrata

E niente. Penso a una persona, e trac, me la trovo davanti. Non vi è mai successo? Non so perché pensassi a questo mio amico di infanzia questa mattina al supermercato, sta di fatto che me lo sono trovato davanti. Lui ha fatto finta di niente. Ogni volta che ci siamo incrociati con i carrelli, lui girava la testa. Certo, saranno passati trent’anni, ma per Diana, smettila di fare il finto tonto!!!! (perché più che finto, sembri tonto!!). Decido di salutarlo io.
- Allora, ragazzo come te la passi?
- Ah, ciao, non ti avevo riconosciuto!
(Ma Vaffanculo!!!)
- Che mi racconti?
Ha iniziato a spararmi una raffica di eventi a lui capitati, un pippone lungo una mezzora.
- Sai quella là…
- No, non mi ricordo…
- Ma come fai a non ricordarti!!!!!
- Ora mi sfugge…
- Beh, si è sposata con me, la troia!!!!
(Ahia!!!)
- Ah, mi spiace…
- E sai quello là…
- No, non mi ricordo…
- Ma come fai a non ricordarti!!!!!
- Ora mi sfugge…
- Beh… lui e lei… capisci… bastardi… è fresca fresca… l’altra settimana… li ho beccati… minchia come mi fumano…
- Mi spiace…
- Sei sposato?
- No!
- Bravo!!! Non farlo!!! Divertiti fin che puoi…
- Certo…
Restiamo in silenzio come due babbei a guardarci per una ventina di secondi. Un tempo lunghissimo da sopportare, quindi lui azzarda la domanda:
- E tu, che mi racconti?
- Sai mica dov’è la cedrata?
In quell’istante mi è venuta una gran voglia di cedrata, saranno passati trent’anni, per Diana, che non la bevo!!!!

giovedì 6 novembre 2014

E' la strada sbagliata.


È la strada sbagliata. Lo so, ne sono consapevole, ma ho deciso di percorrerla lo stesso, solo perché mi è sempre sembrato inutile tornare indietro. Mi ero illuso che avrei avuto un’autostrada davanti, a tre corsie, sulla via del sorpasso, con l’acceleratore a palla come la musica nell’abitacolo. Ci sarà uno svincolo. Nessuna via d’uscita, nessun pedaggio. È la strada sbagliata - mi son detto. Non c’è un’anima viva. Ma io vado. Ci sarà uno svincolo, ne sono sicuro. Mi sono perso. Non ci sono montagne all’orizzonte, neanche un campo per giocare a pallone, una spiaggia per riposare. Niente di niente, eppure devo andare. Ho visto una tipa col pollice alzato, che faccio? Mi fermo? Rallento un centinaio di metri dopo. Lei corre verso di me con lo zaino in mano. Fa caldo, anche se il sole è sparito. La vedo dallo specchietto retrovisore. Sorride. Apre la porta. Ho le quattro frecce accese. Lampeggiano. Sembro un albero di Natale. Lei ha il fiatone. Tira un lungo respiro e si siede. Chiude la porta. Non dice niente di niente. Spengo la luce. Spengo la macchina, e facciamo l’amore.
- Ho sbagliato strada...
- L'ho sbagliata anch'io...

http://youtu.be/ADOQQiwgU0Y

sabato 1 novembre 2014

Halloween


Erano le dieci del mattino quando arrivò. Si sedette accanto a uno con la facciona grande, e disse testuali parole:
- Sa a cosa ho pensato stamattina?
- A cosa?
- Alla mia morte!
Non finì di dirlo che si sentì uno sparo di una magnum che gli fece saltare in aria la testa. Chi premette il grilletto si ritrovò la faccia e l’impermeabile pieno di poltiglia arancione. Estrasse un Fresch and clean e si ripulì il viso. Poi tolse l’impermeabile e coprì quello che restava del tizio. Assaggiò una punta della poltiglia e disse tra sé e sé:
- Anche questo, niente sale nella zucca.
Si avviò verso il bar, entrò, si guardò intorno e chiese una macedonia. Il barista rigido come un cetriolo rispose:
- Cade a fagiolo…
Gli porse la scodellina piena di frutti fatti a pezzi, e gli fece un segno col dito come per indicargli qualcosa sul viso.
- Ha la guancia sporca!
Il tizio si passò il dito sopra.
- Ah, niente, ho appena fatto saltare una zucca vuota!
A quel punto il barista si mise a ridere di gusto a bocca aperta e divenne rosso come un peperone. Si sentì lo stesso sparo della magnum di prima. Il proiettile entrò nella bocca del barista e uscì dalla nuca facendo andare in frantumi due bottiglie di Jack Daniel’s, disperdendo gocce di whisky miste a poltiglia intorno.
- Che pena sprecare ’sta delizia del Tennessee!!!
Naturalmente, il bar era affollato e il tizio tirò fuori un mitra e fece saltare tutte le teste come pomodori. Fu una strage. Lui si mise ad assaggiare tutte le teste e continuò il suo monologo:
- Nessuno che abbia del sale nella zucca!
Guardò l’orologio e disse ancora tra sé e sé:
- E sono solo le undici!!!
A un certo punto si sentì tirare i pantaloni e si girò. Vide un nano con un fucile a canne mozze puntato verso i suoi gioielli di famiglia.
- Che vuoi testa di rapa?
- Dolcetto o scherzetto?
Siamo in collegamento con “La vita in diretta” non sappiamo cosa stia accadendo all’interno dello stabile. Siamo all’ora di pranzo e quello che è accaduto questa mattina è agghiacciante. Ma chiediamo ai passanti:
- Mah, era una brava persona, salutava sempre!
Chiediamo a un‘altra.
- Sembra impossibile, un’ora prima ero passato di qua e non era successo nulla!
- Comunque, era un periodo che salutava un po’ meno del solito… - disse il più anziano.
Tutti convennero.
Quindi, rimando a voi la linea, dall’orto è tutto, a voi studio.
- Che si fa, Ros? Qui non si salvia più nessuno…
Ros Marino vide qualcosa...
- Aspetta, segui quella testa di rapa…
- Chi? Il nano?


http://youtu.be/xCxHvNl9MmQ