mercoledì 31 ottobre 2012

Opinione


-Ma tu ce l’hai un’opinione?

-Non lo so… So solo che un’opinione è come una scimmietta attaccata ai coglioni. Quando dici un’opinione poi devi essere coerente, e diventa un principio, una convinzione che devi difendere a spada tratta, e ti cristallizzi su quella, e non ti smuovi, e litighi con amici, e non sopporti più la persona che ami, e tutto diventa insopportabile solo per un’opinione, quando basterebbe fermarsi prima… prima dell’opinione…

-Non dire niente non può essere la soluzione…

-Io non ho molto da dire, amico… io credo di essere qua per ascoltare…

 

martedì 30 ottobre 2012

Lei


È arrivata lei.
Ma non una lei qualunque… lei… proprio lei…
e ti chiedi: “come mai lei e non un’altra?”…
e attenzione… non quella lei che ti accontenti perché la vita ti ha dato lei e non un’altra…
ma lei… quella lei che invece è lei… perché è lei quella che vuoi…
e lei è qui e non da un’altra parte…
lei è qui…
e mi viene da pensare:” che cazzo ci fai qui?”…
perché lei ora ha deciso di essere qui… proprio qui… ora… lei…
Fa un sospiro… quel sospiro che esce dalle narici del naso quando espiri dopo che hai appena inspirato… lei… e sorride appena… lei… proprio lei… cazzo… respira… qui.
C’è una leggera brezza che la spettina e i suoi capelli le spazzolano il viso… lei… che con le mani, con un gesto delicato, li apre, come si aprono le tende al mattino quando entra il sole e ti svegli… e hai gli occhi piccoli per la luce… lei… proprio lei… che mi sveglia… e non ha nulla da dire… e sorride di un ghigno gentile… e abbassa il capo e guarda per terra… e le braccia sulle ginocchia…e prende una pietra… e poi un’altra e ci gioca… e senti il rumore delle pietre che giocano tra le sue mani… le mani di lei… quella lei e non un’altra… sembra che voglia dir qualcosa… lei… ma è solo un respiro dopo un’immersione… e torna… e torna a giocare con le pietre e a fare rumore… volge il suo viso verso di me… lei che ha aperto le tende…e mi guarda… e sorride ancora… ed io ne ho già abbastanza… ed espira ancora dalle narici del naso… e sorride ancora… e gioca… cazzo… lei gioca con le pietre e fa rumore… e mi guarda… lei... proprio lei e non un’altra… e mi prende le mani… e mi da le pietre… e mi chiude le mani… e mi guarda… lei… sorride… e si muovono anche le orecchie… perché lei sorride con le orecchie… ora che ha aperto le tende e ci ha fatto la coda… e tutto il collo… tutto quel collo… lei… proprio lei… tutto quel collo… che ci fa qui tutto quel collo… e le pietre mi pesano… e le faccio cadere… e le appoggio il naso sul collo…e lei non si muove… si muove la pelle... e cresce l’erba e i girasoli… un prato di girasoli… e lei… sposta il viso… e si scioglie i capelli…i suoi capelli… petali freschi che mi accarezzano la nuca… cade una foglia e lei mi bacia… cade una foglia e lei mi bacia… e un bambino… un bambino in lontananza scatta una foto.

sabato 27 ottobre 2012

La ragazza che sembrava bambina ma che in realtà non lo era... con i gatti tigrati

Era un pomeriggio d’autunno come tanti, un pomeriggio inoltrato, un pomeriggio di foglie per terra. C’era un vento diverso. Soffiava forte e non capivo la sua direzione. Era caldo ma anche freddo. In certi momenti era tiepido. Ti prendeva a schiaffi ma poi ti accarezzava… e ti prendeva a schiaffi… e ti accarezzava. Ero al mio solito posto, nella mia solita posizione… quella di aspettare qualcuno senza sapere chi fosse… È sempre bello aspettare qualcuno che non sai chi sia. Mangiai l’unghia dell’indice destro e la sputai con soddisfazione, come togliersi una spina conficcata nel cuore. Accesi una Merit lentamente e aspirai il fumo… e l’autunno… Vedevo gente in lontananza e bambini che correvano senza una destinazione, senza un motivo… Vidi una ragazza che sembrava bambina, ma che in realtà non lo era, camminare verso di me. Aveva un’andatura molto decisa e sciolta, sembrava uscita da un libro di fumetti, e a fianco aveva due gatti tigrati grigi che la completavano… proprio così… non ci fossero stati i gatti non ci sarebbe stata neanche lei. Aveva un basco irlandese in testa, un cappotto corto nero, una maglia a girocollo verde scuro, un pantalone di velluto beige e scarpe rosse, di un rosso vivo come il suo rossetto, così vivo che ad un certo punto mi sembrò che venissero incontro a me solo le sue labbra e i suoi piedi. Aveva un viso bianco, eccessivamente bianco, così bianco di luna. I suoi occhi erano marroni come le foglie, grandi e rotondi, perfettamente circolari, come se fossero disegnati da un compasso di una mano precisa. Il naso era perfetto che non si poteva descrivere, perché ci stava giusto giusto in quel viso. Più si avvicinava e più mi ricordava alcuni quadri di ragazzi cinesi underground di Pechino, che dipingevano ragazze con quel viso bianco eccessivo con la sigaretta accesa in bocca, e le labbra di un rossetto vivo... troppo vivo... lei fumava mentre veniva verso di me, e i suoi occhi non erano a mandorla ma rotondi… troppo rotondi e troppo marroni di foglie d’autunno… Non era molto alta ma non si notava… ero perso nella luce dei suoi colori. Si sedette accanto a me e si accese un’altra sigaretta. I gatti si sedettero anche loro ai suoi piedi. Mi venne in mente Cleopatra, ma poi mi accorsi che era una cazzata. Fumava con naturalezza e non mi guardava… e i gatti fermi come guardie. Passò un uomo con un doberman al guinzaglio, era un po’ irrequieto… il cane… I gatti lo videro e non fecero nulla… lo guardarono… lo guardarono così intensamente che il doberman girò lo sguardo e si quietò… e i gatti sorrisero sornioni e fecero un gesto con la testa come di assenso. Che strano pomeriggio d’autunno inoltrato, pensai… e mi girai… e dissi qualcosa alla ragazza che sembrava bambina, ma che in realtà non lo era:
-Ciao.
-Lo sai perché sono qui.
-Non credo… forse…
-Empatia… siamo in empatia…
-Cioè?
-Collegamento mentale…
-E quindi?
-Niente… sono solo venuta a dirtelo… ora vado.
-Dove vai?
-Lo sai dove sto andando…
E si alzò di scatto e spense la sigaretta con la sua scarpetta rossa, la destra, col tacco basso… e anche i gatti si mossero con lei e si allontanò… dopo quindici passi, perché li contai, si fermò e i gatti fecero lo stesso… e si accese un’altra sigaretta… non si girò ma era come se lo avesse fatto… e riprese a camminare… e i gatti fecero lo stesso come se fossero attaccati a lei con un guinzaglio invisibile… e si allontanò così tanto che scomparve tra le querce del parco di quella grande città.
-Ma dove cazzo va? – dissi ad alta voce.
E gli uccelli si staccarono in volo ed io li guardai come si guarda il vuoto.


Omicidio

-Ehi! Cos'hai?
-Niente.
-Come niente! C'hai una faccia...
-Guarda lì...
-Dove?
-Lì...
-Cosa?
-Hanno ucciso due panchine!

Ama

-Ciao.
-Ciao.
-Cosa sei?
-Un angelo ambrato.
-E chi sei?
-Ama
-Ti stavo aspettando... cazzo!
 

venerdì 26 ottobre 2012

La venditrice di fuffa 3


-Ha visto la venditrice di fuffa?

-Era qua dieci minuti fa.

-Miseria! Mi sfugge sempre. Volevo comprare un’inutile enciclopedia “Le fonti del sapere” del ’73.

-Ottimo anno, tra l’altro…

-Lei dice?

-Sì!

-Perché?

-Non mi ricorda niente!

giovedì 25 ottobre 2012

Vigile urbano

Un giorno come altri, successe un evento reale,così reale che la fantasia prese il sopravvento. Un vigile urbano si avvicinò ad un ragazzo, che non era più tanto un ragazzo e chiese:
-Scusi!
-Dica!
-Perché fotografa questa panchina?
-Perché...
sono un venditore di incipit.
-Un venditore de che?
-Incipit!
-E in cosa consiste questa vendita di…
-Incipit!
-Eh… quella roba lì.
-Guardi lei mi da una data e un’ora ed io le formulo un incipit. Deve sapere che ogni minuto cambia... l’incipit... deve essere molto preciso, perché io sono una persona precisa. Il costo è di dieci euro a parola più le punteggiature.
Il vigile rimase sbigottito per qualche secondo, poi chiese ancora:
-È sicuro di stare bene?
-Mai stato meglio in vita mia.
-La tengo d’occhio – disse allontanandosi.