E il ghiaccio si sedette sulla panchina.
- Ci si rivede come sempre!
- E mai una volta che porti il whisky!
venerdì 31 gennaio 2014
giovedì 30 gennaio 2014
mercoledì 29 gennaio 2014
Nuca di donna sulla panchina
Eccomi qua. Sono l’energia vagabonda, la
temperanza con le ampolle in mano per far scorrere l’acqua. Dalle mie mani non
cadono gocce ma solo speranza, tra cestelli di una bilancia che equilibra il
mio umore. Sono l’angelo che si pettina la mattina e il demone che allontana la
malattia. Sono lupa che sbrana se oltrepassi il limite, però se una formica mi
cammina a fianco so diventare docile. I miei occhi vanno nel sottosuolo per
abbracciare il cielo e l’altra faccia della luna, quella senza velo, che ti
mostra la nuca e una scia rosa di galassie di felicità, per catapultarti qui e su
plutone, giusto per provare un attimo il senso dell’ubiquità. Se ti porto in
posti che ti sembrano fuori dal comune sentire è solo perché ho orecchie
diverse per ascoltare. Non è compassione e neanche ricerca interiore, è l’istinto
primordiale, è la vita stessa che mi viene a trovare. Se conosci il mio cuore
troverai enormi padiglioni che sventolano e un grande barrito di gioia che è il
battito animale. Questa sono io, quella che sa ferrare i cavalli, quella che sa
entrare come un elefante in un negozio di cristalli.
- Con chi stavi parlando? – chiese l’uomo
dopo aver scattato la foto.
- Con 50 trilioni di personeCi sono quelli
Ci sono quelli che fanno troppo e non è mai abbastanza
Ci sono quelli che fanno poco perché poco per volta
Ci sono quelli che fanno per raggiungere un obbiettivo
Ci sono quelli che fanno per iniziare un percorso
Ci sono quelli che fanno e fanno… e fanno...
Ci sono quelli che si aprono a ventaglio e quelli che si chiudono a riccio
Ci sono quelli che baciano ad occhi chiusi e quelli che sognano ad occhi aperti
E ci sono quelli che vincono per manifesta inferiorità.
Proprio così. Steven Bradbury vince la medaglia d’oro alle olimpiadi, in una specialità che faccio fatica a scrivere, ma dove si pattina sul ghiaccio girandoci intorno. E lui ci gira intorno rimanendo nelle retrovie, non per scelta, non per tattica ma per manifesta inferiorità. Era uno sfigato, buoni piazzamenti e niente di più, e poi un grave infortunio dove rischiò la vita. In una gara cadde in una curva e la lama del pattino di un concorrente gli aprì l’arteria femorale con perdita di 4 kg di sangue rischiando la morte per dissanguamento. 18 mesi di riabilitazione e 111 punti di sutura, roba da far smettere anche un cinghiale. Decide di partecipare sapendo che i quarti di finale per lui sono già un onorevole traguardo. Quello che accade è davvero una favola, una presa in giro alla realtà, una sorta di eventi grotteschi che portano questo ragazzo a vincere senza partecipare.
Questo avvenimento è una presa per il culo a tutte le cose fatte bene, alla preparazione minuziosa alla gara sportiva, una grassa risata alla vita e al mondo intero. Un perdente che si è fatto una pattinata come fare una passeggiata nel parco, uno di passaggio, uno che non se lo cagava nessuno. Mentre i grandi campioni si prendevano a sportellate come fanno i pessimi arrivisti, lui è passato tranquillamente come quelli che passano con una sigaretta in mano come se niente fosse, facendo anche anelli di fumo con la bocca.
Se li è fumati lentamente come fumano i capi indiani.
Lo so, sarò volgare e un po’ stronzo, ma se fossi stato io Steven Bradbury appena passato il traguardo avrei detto, girandomi, senta esitazione:
- Baciatemi il culo!
Don’t panic, We live in a beautiful world!
http://youtu.be/j3i4lsieGQcCi sono quelli che fanno poco perché poco per volta
Ci sono quelli che fanno per raggiungere un obbiettivo
Ci sono quelli che fanno per iniziare un percorso
Ci sono quelli che fanno e fanno… e fanno...
Ci sono quelli che si aprono a ventaglio e quelli che si chiudono a riccio
Ci sono quelli che baciano ad occhi chiusi e quelli che sognano ad occhi aperti
E ci sono quelli che vincono per manifesta inferiorità.
Proprio così. Steven Bradbury vince la medaglia d’oro alle olimpiadi, in una specialità che faccio fatica a scrivere, ma dove si pattina sul ghiaccio girandoci intorno. E lui ci gira intorno rimanendo nelle retrovie, non per scelta, non per tattica ma per manifesta inferiorità. Era uno sfigato, buoni piazzamenti e niente di più, e poi un grave infortunio dove rischiò la vita. In una gara cadde in una curva e la lama del pattino di un concorrente gli aprì l’arteria femorale con perdita di 4 kg di sangue rischiando la morte per dissanguamento. 18 mesi di riabilitazione e 111 punti di sutura, roba da far smettere anche un cinghiale. Decide di partecipare sapendo che i quarti di finale per lui sono già un onorevole traguardo. Quello che accade è davvero una favola, una presa in giro alla realtà, una sorta di eventi grotteschi che portano questo ragazzo a vincere senza partecipare.
Questo avvenimento è una presa per il culo a tutte le cose fatte bene, alla preparazione minuziosa alla gara sportiva, una grassa risata alla vita e al mondo intero. Un perdente che si è fatto una pattinata come fare una passeggiata nel parco, uno di passaggio, uno che non se lo cagava nessuno. Mentre i grandi campioni si prendevano a sportellate come fanno i pessimi arrivisti, lui è passato tranquillamente come quelli che passano con una sigaretta in mano come se niente fosse, facendo anche anelli di fumo con la bocca.
Se li è fumati lentamente come fumano i capi indiani.
Lo so, sarò volgare e un po’ stronzo, ma se fossi stato io Steven Bradbury appena passato il traguardo avrei detto, girandomi, senta esitazione:
- Baciatemi il culo!
Don’t panic, We live in a beautiful world!
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