sabato 29 novembre 2014

Schifo

- Mi fa tutto schifo! Basta! Che mi consigli di fare?
- Lascia tutto, e vai all'altro capo del mondo, ADESSO!
- ADESSO?
- Sì, vai!
- E per quanto tempo?
- Il tempo necessario per farti schifo anche quel posto.
 


venerdì 28 novembre 2014

giovedì 27 novembre 2014

Humphrey Bogart


Entrai alla posta per spedire un pacco. Presi il numero e mi sedetti. C’era un sacco di gente e solo due sportelli. Un’anziana donna chiedeva ogni sorta di informazione e tutti sbuffavano come in preda a una imminente crisi epilettica collettiva. Un uomo con un cappello da cow boy e i pantaloni di pelle entrò in quell’istante. Sembrava appena sceso da cavallo. Prese anche lui il numero come se si fosse preso la Colt dalla fondina. Per un attimo pensai di non essere lì, ma in un post office del Connecticut. Mi voltai e vidi due ragazze sui quaranta discorrere. Mi misi ad ascoltare come un curioso scoiattolo.
- È troppo timido e impacciato…
- È stata la prima uscita!
- Sì, ma io voglio un uomo deciso, sicuro di sé.
- Cioè?
- Uno come Humphrey Bogart in “Casablanca”, hai presente?
- Senti…
- Dimmi…
- Quelli come Humphrey Bogart durano quanto la sigaretta di Humphrey Bogart.
Sul display uscì il mio numero e andai a spedire il pacco.

http://youtu.be/1vrEljMfXYo
 

martedì 25 novembre 2014

Anton Cechov


C’era una quiete nel suo corpo. Il suo viso cambiò forma come cambiano le nuvole nel cielo. Un suono di flauto usciva dalle casse del suo stereo, mentre i gatti si azzuffavano e i vicini urlavano le solite parole. In quel contesto, lui era immobile, in piedi e bendato. Faceva andare il corpo avanti e indietro e poi di lato. Voleva cogliere i suoi limiti e seminarli nella mente profonda come ancore per navi mercantili che tornano dall’America. Si tolse la benda e andò sul balcone a fumare. Le lenzuola erano stese anche se mancava il sole. Tornò dentro e tentò di aprire porte chiuse. Con una spingeva con l’altra tirava: la maniglia era sempre la stessa. Stava giocando con la cabala senza avere una chiave di lettura. Si diresse in bagno e si mise a pisciare. Aveva aperto il suo rubinetto tramite quella necessità fisiologica di liberarsi di acqua superflua, arrivata da ghiacciai lontani che scorre fino ad appoggiarsi sulla diga del suo organo sessuale. Tirò lo sciacquone e si guardò allo specchio. La faccia che aveva andava bene per la giornata in corso. Tornò al punto di partenza e disse ad alta voce che ci vuole disciplina. Certo, ogni tanto bisogna uscire giusto per sforare, ma sentire dentro quel dolore allo stomaco o quella tensione addominale è utile alla causa per comprendere meglio dove si depositi l’energia. Continuava a dire “grazie” nel silenzio della sua anima, per rendere giustizia a quel demone che lo sfida ogni volta che lui tenta un’avventura. Grazie e grazie ancora senza di te non potrei evolvere, disse ancora. Poi si ricordò di un passaggio del “Gabbiano” di Anton Cechov e se lo fece suo per essere autentico. “Ognuno scrive come vuole e come può. Ognuno scrive come vuole e come può. Lasciatemi in pace”. In quelle parole l’energia si dipanò in tutto il corpo, e come un gabbiano, si ritrovò a volare controvento.

http://youtu.be/1YIuE-j7haE

Nancy


- Dai, Nancy, andiamo a New York…
- Ma che ci andiamo a fare?
- Lì è tutto possibile, diamine!
Lei spense la sigaretta sull’unico posacenere. Il rossetto stava sul filtro bianco come a giugno le fragole.
- Non posso!
Prese la sua roba e uscì dall’unica porta. Non la vidi mai più, la ricordo ancora adesso.
Presi la sacca, una matita, un temperino e un quaderno a quadretti. Il volo era alle otto. L’aeroporto sapeva di caffè e la gente era seduta verso la vetrata che dava sulla pista di atterraggio. A vederli dall’alto sembravano tetti in costruzione senza tegole, a vederli dall’alto sembravano angeli senza aureole.
- È in partenza il volo per New York, pregasi i viaggiatori di immettersi nella zona di accesso.
Era una voce di donna simile a quella di Nancy. Forse era lei che mi faceva uno scherzo. Feci vedere il biglietto alla hostess e presi posto. Il decollo mi tolse il fiato. La terra sottostante non era più mia solo il cielo mi apparteneva. Mi misi a disegnare degli occhi e un collo, poi venne la bocca e mi fermai all’istante.
- Vuole un caffè? – chiese la hostess.
- Sì, grazie!
- Cosa disegna?
- Una faccia.
- La lascio finire…
- Credo che mi basti!
- E il resto?
Ci guardammo veloce con gli occhi riflessi.
- Come si chiama?
- Nancy!

 
 

In capo al mondo


Ci sono cose che vanno così. Vedere tra le nuvole spaccati della propria vita in una mattina serenamente grigia. Una veggente ti chiama e vuole andarsene via mentre uno strumento a fiato suona meglio del tuo postino quando pigia il campanello. C’è posta per te! Una raccomandata, ti raccomanda. Basterebbe un veicolo che trasporti conversazioni tra un uomo e una donna che hanno solo deciso di incontrarsi e di non lasciarsi, o meglio, di lasciarsi andare. La strada è spianata all’orizzonte, rimani sulla destra e accosti.
- Salta su ho qualcosa da dirti.
- Cosa?
- Ora mi metto in moto, tu goditi il paesaggio.
Metti la prima e poi la seconda e tutte le marce che hai a disposizione. Il vento schiaffeggia la tua faccia e lei sta con i capelli sciolti a indicare un passato inutile e dannoso.
- Vado troppo forte? – le chiedi.
- Non rallentare, ho bisogno di aria fresca e di riposo.
Il motore romba. Le sorridi. E lei distratta, non fa altro che distribuire intorno i suoi capelli.
- Dove mi porti?
- In capo al mondo.
- È un bel posto?
- Non lo so…
- Allora accelera, vorrei vederlo.


http://youtu.be/ju02Q2dfYDw

venerdì 21 novembre 2014

Il solito

Sono sempre attratto dall'insolito, ma poi, come spesso succede, quando ti chiedono cosa prendi, tu rispondi sempre, il solito!
- Cosa prendi?
- Oggi niente!
- Non fare complimenti!
- Ok. Vorrei assaggiare l'acqua fresca che sgorga in Alaska....
- Questo non mi è possibile...
- Come al solito...