- Vorrei cose semplici.
Aveva esordito così. Proponeva una storia d’amore davanti a un succo di albicocche.
- Scusa se pongo queste condizioni.
Lui rimase con la tazzina di caffè a mezza altezza. Doveva decidere se bersela. Fece roteare il contenuto perché lo zucchero non si era ancora sciolto.
- Lo so, sono diretta!
Susy era fatta così, era come lo zucchero che si deposita. Se la volevi, dovevi raccoglierla col cucchiaino. Se la volevi, dovevi essere miscelato. Lui fece il solito rito e provò a leggere il futuro. Vide macchie sulle pareti come tende appese e spazi bianchi come speranze attese. Sul fondo vide un carillon.
Posò tutto quello che aveva in mano e le prese il viso.
Quelli che passarono di lì diedero uno sguardo.
giovedì 30 aprile 2015
sabato 25 aprile 2015
Insonnia
Ti guardi intorno e vedi una faccia che vorresti trovare accanto, appoggiata sul cuscino del tuo letto, a un palmo di naso, a respirarti sulla fronte la sua giornata appena trascorsa. Rimani sospeso e lei già dorme parlando con un altro. Chiudi gli occhi e sei sveglio. Non vuoi baciarla, figuriamoci amarla. Non puoi farlo, non ti è concesso. Lasci fare, qualcuno decide per te.
- Ci conosciamo?
- Non credo.
- Perché mi guardi?
- Soffro di insonnia.
- Svegliati!
- Ci conosciamo?
- Non credo.
- Perché mi guardi?
- Soffro di insonnia.
- Svegliati!
domenica 19 aprile 2015
Film
Tu che stai due poltrone più avanti. Tu che sei seduta composta, a vedere un film da sola, in un cinema semivuoto, a lasciare che ti guardi la testa. Tu che fai finta, tu che non ti accorgi, io che non ti ho mai tolto gli occhi di dosso. Ci siamo io e te e qualcun altro, e non mi sono mosso. C’è una trama, guarda caso. Le solite cose. Il mio sguardo sulla tua nuca. Non ti girare, non saprei cosa dire. Sono solo entrato per osservare. Non spaventarti. Non sono come quei tizi che vorrebbero importunarti. Stavo andando a casa e poi ti ho visto entrare, non ho resistito; ho schiacciato il pedale e ho parcheggiato. Sono proprio matto, ho fatto il biglietto. Un signore me lo ha strappato. Voglio solo questo ricordo. Io sono il regista, tu sei la protagonista, conosci bene il tuo ruolo. Non lo avevo previsto. Non l’avevi previsto. Lo vediamo adesso. Passano i titoli di coda come passa veloce il tempo. Ti alzi e mi passi accanto, mentre cerchi qualcosa nella borsa. Sempre a rovistare state, sempre a cercare qualcosa che non trovate, mentre io ho le tasche vuote. Rimango con le mani in mano. Che ti dico se ti corro appresso. Lascio passare un minuto. Mi alzo, faccio qualche passo, sposto la tenda e tu sei ancora all’ingresso.
- Perdonami, non l’ho mai fatto! – quasi ti urlo.
- Cosa?
- Cambiare la storia.
- Ma lo hai visto il film? – mi chiedi nello spazio.
- Dall'inizio...
- Perdonami, non l’ho mai fatto! – quasi ti urlo.
- Cosa?
- Cambiare la storia.
- Ma lo hai visto il film? – mi chiedi nello spazio.
- Dall'inizio...
martedì 14 aprile 2015
Preda
Fece 800 km e si presentò a casa mia vestita di pioggia.
- Volevo vederti – così mi disse tutta bagnata.
Terry era fatta così, scappava da se stessa. Glielo disse il suo psicanalista. In realtà fuggiva dai suoi pensieri che erano diventati dei predatori immaginari. Le diedi un asciugamano e le dissi che non possedevo un phon.
- Non fa niente!
Si sedette sul divano e guardò i muri, il soffitto e gli angoli. Aveva i capelli biondi dritti come gli spaghetti.
- Scusami, ma è un periodo che sono troppo ferma.
Parlava come se fosse una persona che non sa fare una scelta.
- Beh, ora ti sei mossa abbastanza!
- Già!
Le feci un caffè e non dicemmo niente. Lasciammo che parlassero i cucchiaini che giravano lo zucchero e si appoggiavano ai piattini.
- Cosa ti ha spinto a fare tutta sta strada? – le chiesi mentre posavo nel lavandino le tazzine.
- Sono stanca dei lieti fine.
- Io vendo bruschi inizi.
- Allora sono nel posto giusto.
Poi, tornò a casa perché non voleva essere una preda.
- C'è qualcuno che mi aspetta!
- Volevo vederti – così mi disse tutta bagnata.
Terry era fatta così, scappava da se stessa. Glielo disse il suo psicanalista. In realtà fuggiva dai suoi pensieri che erano diventati dei predatori immaginari. Le diedi un asciugamano e le dissi che non possedevo un phon.
- Non fa niente!
Si sedette sul divano e guardò i muri, il soffitto e gli angoli. Aveva i capelli biondi dritti come gli spaghetti.
- Scusami, ma è un periodo che sono troppo ferma.
Parlava come se fosse una persona che non sa fare una scelta.
- Beh, ora ti sei mossa abbastanza!
- Già!
Le feci un caffè e non dicemmo niente. Lasciammo che parlassero i cucchiaini che giravano lo zucchero e si appoggiavano ai piattini.
- Cosa ti ha spinto a fare tutta sta strada? – le chiesi mentre posavo nel lavandino le tazzine.
- Sono stanca dei lieti fine.
- Io vendo bruschi inizi.
- Allora sono nel posto giusto.
Poi, tornò a casa perché non voleva essere una preda.
- C'è qualcuno che mi aspetta!
giovedì 9 aprile 2015
Cane
Come un cane torni a casa. Conosci la strada a occhi chiusi. Una volta, molto tempo fa, i cani non guidavano le macchine: stavano in giro, nei cortili dei palazzi, dove i bambini giocavano a calcio sull’asfalto e le porte erano garage chiusi (Ricordo ancora adesso il rumore del pallone sulle lamiere). Oggi sei un randagio notturno, con i fari accesi e il volante in mano. La radio suona De Gregori. Ti sembra che dentro al cofano non ci sia il motore ma lui con la chitarra in m...ano. Sul cruscotto numeri a cazzo, lancette che si muovono comandate dal tuo piede sull’acceleratore. Sei quasi a casa e parcheggi al solito posto. Ti guardi indietro e la tua scia di anidride carbonica ha fatto il suo corso per la fine del mondo. Certe volte vorresti che tutto venisse stravolto, e che qualcuno si manifestasse e ci dicesse che cazzo ci facciamo in questo posto. Sali le scale e il cane della vicina ringhia come sempre tra le fessure della ringhiera, lui che passa la vita sul balcone. Entri, e ti viene voglia di abbaiare; poi decidi di scrivere, perché è l’unica cosa che hai voglia di fare.
mercoledì 8 aprile 2015
Voce interiore
- Come posso distinguere la voce interiore dell'ego da quella dell'anima?
- La voce dell'ego parla parla parla.- E quella dell'anima?
- ...
- Ehi, è quella dell'anima?...
- ...
- Mi vuoi rispondere cazzo?
Accento
- Come posso uscire dalla gabbia dei se?
- Boh, prova a mettere un accento acuto sulla e.
- È?
- Quello è grave!
- Boh, prova a mettere un accento acuto sulla e.
- È?
- Quello è grave!
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