Catturava con acume e finezza gli sguardi della gente agli
incroci. Si posizionava in ogni lato delle strade cittadine che si
intersecavano, per sbirciare, con cautela, le espressioni degli occhi dei
passanti. Acciuffava l’attimo come il lampeggiante dei semafori, per sbalordirsi
del tonfo al cuore che ne seguiva. Questa gentile cerimonia la svolgeva ogni
giorno, quando poteva, a ogni singolo incrocio. Il trucco per non farsi notare
troppo era quello di leggere un libro appoggiata a un angolo. S’immergeva nelle
parole fino a quando non scattava il rosso, e nell’esatto momento che le auto
si fermavano obbedendo al comando, alzava rapidamente i suoi occhi puntando
direttamente sul primo viandante che oltrepassava le strisce pedonali.
- Preso! – commentava silenziosamente giuliva dentro di lei.
Poi, ritornava a leggere.
- In pratica sono stata in tutti gli incroci del mondo… -
così mi disse un giorno a un crocevia.
Ricordo che avevo un appuntamento che si faceva troppo
attendere, e siccome me ne stavo fermo a guardare in continuazione l’orologio,
a un certo punto, come una lancetta che indica l’ora esatta, mi accorsi di lei.
Stetti qualche minuto a osservarla, poi, distrattamente, attraversai la strada
nel momento sbagliato. Una macchina inchiodò e suonò con rabbia il clacson. Avevo
gli occhi fuori dalle orbite, si erano spalancati, e anche a lei si spalancarono,
e tutti gli occhi dei presenti si spalancarono, e anche le porte e le finestre
dei palazzi si spalancarono.
Preso dalla vergogna, corsi precipitosamente stralunato
verso le sue finestre strabuzzate sul viso.
- Hai una raccolta di sguardi a casa? – le dissi col cuore
in gola.
Le sue piccole rughe sorrisero, e per pudore si coprì la
faccia con il libro aperto alle pagine 50 e 51.
- Per me gli incroci sono… fammici pensare… - disse abbassando
leggermente il libro, leccandosi l’indice per girare con cura la pagina, per
trovarsi naturalmente alle pagine 52 e 53, dove finiva il capitolo 2 e iniziava
il capitolo 3. I suoi occhi sgranati erano di vari colori: celesti, verdi e
marroni. Non feci mai caso al titolo del libro.
Mentre stava pensando intensamente alla risposta, aveva già
fulminato tutto il genere umano.
- In realtà… non saprei… hai presente quattro stuzzicadenti
piegati nel mezzo a novanta gradi? Senza spezzarli mi raccomando…
- No!
- Li prendi e li unisci a formare una croce…
- E cosa ci dovrei fare?
- Ci metti una goccia d’acqua nel mezzo...
- E cosa succede?
- Si aprono...
- Una goccia di collirio?
- Sì, bravo, ci hai preso in pieno! – e mi fece vedere tutto
il bianco che aveva in bocca.
Niente, non seppi più cosa dirle.
Lei apriva stuzzicadenti per trasformarli in stuzzicastelle.