giovedì 11 maggio 2017

Per fare un incipit

Questo incipit è durato un decennio. Ogni giorno una lettera diversa da sistemare sulla linea della scrittura. Qualche vocale tra le consonanti e poi la difficoltà della punteggiatura. Gli errori li vedi dopo innumerevoli letture, non sei mai soddisfatto, manca sempre un aggancio.
Forse, ciò che divide le frasi, è solo un’inevitabile paura, il timore che si stacchi qualcosa, quello spazio tra due vagoni lasciati divisi sui binari senza la locomotiva.
Dieci anni di punti a capo, di virgole a caso, punti interrogativi che esclamano:
– Aprite le virgolette se volete dire qualcosa!
Un percorso tra parentesi e apostrofi, un accento mancato sul “se” e non ti riconosci, ti riduci inesorabilmente in una minuscola.
è veramente brutto dopo un punto ricominciare senza la maiuscola.
– Cosa vuoi fare?
La domanda è banale, te la fai ogni giorno come se stessi parlando con qualcuno. Usi la seconda persona singolare, fai finta di perdere tatto con la propria dose di anestesia, e via, a reiterare gesti di una nociva disciplina, utile solo a restare aggrappato con le unghie agli specchi. Toglierti l’immagine della mattina, metterti un abito ingessato dopo il classico incidente di percorso, non muoverti, seduto sul divano, in attesa che ti vengano a liberare con un martello pneumatico. Lo strato che mantiene le distanze si accumula: l’inverno è l’unica stagione, l’estate è aria condizionata, l’autunno e la primavera sono mezze misure. Eppure hai trovato il suo stato naturale: proteggerti costantemente dalle vicissitudini quotidiane. Questo è il tuo metodo metaforico di unire le lettere per neutralizzare la vita. Ti vanti con gli amici di aver capito come staccare la spina – È semplice – dici – è un'attitudine che viene da sola.
Eppure ogni lettera va usata con dovizia, non sempre le parole si presentano all’istante: non sono mica multe sul parabrezza o depliant pubblicitari nella buca delle lettere. Per quale strano motivo abbiamo smesso di spedire cartoline con vedute panoramiche?
L’unica cartolina che conservo con amore è “tanti saluti” senza essere stata firmata.
Ancora oggi mi chiedo chi fosse quella straordinaria persona che, senza essersi mai rivelata, nutriva per me questo tipo di fantasia.



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