sabato 31 maggio 2014

Scopare


Quando arrivai, lui stava parlando con una graziosa ragazza. Vidi subito che era bella dai modi, dai toni e dai profumi. Presi il solito e bevvi, osservandoli. Lei aveva un sorriso aperto, e lui, a volte, era distratto. Quando lei se ne andò, perché era tardi, io andai da lui e mi sedetti nella stessa sedia dove lei aveva sorriso, giusto per avere delle belle sensazioni e qualcosa di misterioso.
- Io quella me la scoperei! – disse senza tanti fronzoli.
- Ma come? Ti scoperesti quella?
- Perché, tu non la scoperesti?
- No, farei di più, ci perderei la testa.

venerdì 30 maggio 2014

Resurrezione


- Senti, venditore di…
- Incipit!
- Eh, quella roba lì… tra l’altro ti sono ricresciuti i capelli?
- No, è una versione spazio-temporale!
- Certo, con ste nubi… comunque…
- Dimmi!
- Sai chi sono?
- Eccerto!
- Io nella mia vita ne ho fatte di cose… un po’ di miracoli… ma chi non li fa al giorno d’oggi…
- Eh, beh, sì…
- Dunque, dato che te ne stai sempre qui a fare niente dalla mattina alla sera, volevo chiederti una cosa?
- Prego!
- Ma perché ogni anno mi crocifiggete? No, perché mi piacerebbe che faceste un album fotografico… non so… Gesù che gioca a pallone, Gesù che beve una birra con amici, Gesù che si prepara una siga… questa roba qua… capisci?
- Capisco! Ma c’è un problema?
- Quale?
- Non ci hai mai detto come si fa a resuscitare?
- Ah! Perché? Non lo sapete fare?

giovedì 29 maggio 2014

Il primo caffè del mattino


C’erano tre panchine sole nel parco, tre sole panchine. In ogni panchina c’era seduta una sola persona, tre persone sole. Un ragazzo, una ragazza e un vecchio. Stavano seduti con le braccia appoggiate allo schienale e le gambe accavallate. Si guardavano intorno, un po’ a destra e un po’ a sinistra e facevano, ogni tanto, dei lunghi respiri di solitudine. Tutti e tre sapevano che non era usuale andare a sedersi vicino a degli sconosciuti, perché era meglio non farlo di questi tempi. Ma i tempi cambiarono, nel senso che uno di loro si alzò e fece per andare via. Due passi verso la città, due lenti passi, poi si fermò, tornò indietro e decise di andare nella direzione della ragazza.
- Posso?
- Certo.
E si sedette accanto.
- Posso darti del tu?
- Sì.
- Un giorno, di tanti anni fa, venni qui a riflettere. Avevo perso ogni cosa, sai quelle cose importanti che si perdono.
- Certo.
- Facevo lunghi respiri perché il cuore mi batteva in gola e il corpo tremava perché non riusciva a sorreggere i pensieri. Avevo un sacco di mattoni in testa che pesavano e mi fermavano la circolazione nelle spalle. Non sentii più le braccia ed ebbi paura di svenire.
Il vecchio si fermò un attimo per prendere fiato, mentre la ragazza gli sorrise.
- Vedi, ragazza, dove sei seduta tu ora c’era una ragazza come te, che guardava nella tua stessa direzione, io allora avevo quasi trent’anni, e mi chiesi se lei poteva essere la speranza. Sai, non è facile, alzarsi da una panchina e andare da una sconosciuta, capisci?
- Certo, di questi tempi…
- Già!
- E cosa le disse, se non sono troppo indiscreta?
- Quello che lessi sullo schienale di questa panchina.
Lei si girò e si mise le mani sulla bocca incredula.
- Non lo avevo neanche letto.
- Quando andai da lei non sapevo proprio cosa dire, poi questa scritta mi diede una mano.
- Che successe?
- Andammo a bere un caffè.
- Tutto qua?
- No, ne bevemmo molti…
- E quindi?
- Non lo so… volevo solo dirti questo. Ora ti saluto.
Si alzò, fece un gesto di cortesia togliendosi il cappello e si allontanò.
Quello che accadde dopo non fu importante perché i due ragazzi se ne andarono senza parlarsi e senza prendere alcun caffè, mentre il vecchio, beh, quello tornò a casa.

martedì 27 maggio 2014

Falce


Vidi un re sul trono. Una ragazza con due anfore piene d’acqua a cambiare il corso del fiume. Un condottiero sulla biga, a reggere la briglia di cavalli impazziti, e intorno il mondo nudo che suonava una tromba senza le dita. Un contadino in lontananza con una falce fienaia spezzava le gambe all’erba, e ogni tanto con una pietra, limava la lama sputandoci sopra. Assomigliavano a carte di tarocchi sparse sul tavolo o su una tela. Ero in viaggio, verso l’azione nel mondo, in un cambiamento totale, a trovare il posto dove dominare ogni timore. Quelle persone ero io, che tentavo di scoprire quale fosse il metodo per rinascere. Mancava un angelo o la guarigione, ma forse mi stava alle spalle. Quanta vita avevo respirato, quanti movimenti avevano fatto le mie ossa, quanto sangue avevo sostituito nelle vene e quanti battiti del cuore avevano tolto il marcio col sudore. Presi un fazzoletto dalla tasca e lo passai sulla fronte, e continuai a tagliare il prato come se nulla fosse.
- Ehi tu! – disse una voce.
- Dici a me? – risposi guardandomi intorno.
- Lo sai cosa tieni in mano?
- I calli.
- Parlavo dell’arnese.
- Ci sputo sopra.
- Ecco, bravo, è quello che ci vuole.

mercoledì 21 maggio 2014

martedì 20 maggio 2014

Romeo and Juliet

Quando uscii dalla porta sul balcone, appoggiai le braccia sulla ringhiera e mi misi a osservare lo sfondo di un paesaggio sempre uguale. C’erano luci in lontananza che brillavano come fuochi accesi verso l’alto, a sventolare mani che desideravano trovarsi, per scambiare calore in un baratto. Mi chiesi, se in una di quelle luci di case sparse, ci fosse qualcuno con le sue braccia sulla ringhiera, a osservare il mio fuoco acceso, come due lingue in fiamme che si sono arse. Infatti cera: intesa come la faccia di una candela. Vidi una ragazza con gli occhi sopra i tetti e la sigaretta in mano, a far fumare camini ormai spenti e a lanciarmi il suo faro. Ci giocammo una partita a scacchi, perché il cielo diventò una scacchiera, tra nuvole bianche quadrate insieme alla nera atmosfera, dove danzavano, sopra cubi di una discoteca vuota, il re e la regina. Sentii una voce come un segnale di fumo, trasportata da rondini che rasentavano i muri delle case e facevano ruotare i cortili sottostanti, chiusi da cancelli elettrici lampeggianti.
- Ehi tu, che te ne stai lì a fissarmi, che fai?
- Ti va di fare una partita?
- Io prendo i bianchi.
E a me non restava che gli altri.
Giocammo per un po’, concentrati su schemi e calcoli matematici. Gli alfieri tagliarono il cielo in diagonale e le torri si scontrarono frontalmente, mentre i pedoni vennero investiti da cavalli impazziti che saltavano storti. Rimasero in pochi, i più forti: le due regine e i due re, che decisero giustamente di deporre le armi. Romeo e Giulietta si erano sacrificati, non restava che definire la pace tra Montecchi e Capuleti.
- Che fai nella vita?
- Il venditore di incipit!
- Ah!
- Eh!
- Io ho un progetto…
- Quale?
- L’algoritmo della felicità.
- E a che punto sei?
- Al primo passo…
- Ti raggiungo…
- Ci va ritmo, ragazzo…
 
 

domenica 18 maggio 2014

55 anni di matrimonio

Mi arriva una chiamata. È mia madre che ride con mio padre dall'altra parte della cornetta.
- Senti questa.
- Dimmi.
- Oggi è il nostro anniversario di matrimonio. 55 anni fa siamo andati in luna di miele a Rapallo. Pensa che abbiamo dormito tutta la notte a Porta Nuova sulle panche ad aspettare il treno. Quando siamo tornati era notte. Siamo andati in una pensione vicino Porta Susa dove di solito si portano le puttane. Quando eravamo in camera, ci siamo accorti che le lenzuola non le avevano cambiate e abbiamo deciso di dormire sulle sedie. Però i muri non erano molto spessi e si sentiva tutto... Capisci? Tutto...
- Certo, mamma ho capito...
- E niente alla fine anche noi abbiamo fatto qualcosa... Non nel letto è!!!! Capisci? - e ride.
Mi ha risparmiato i dettagli per fortuna.
Hanno entrambi ottant'anni o tanta voglia di vivere.
Domenica tornano a Rapallo, mica a New York.
Beh, che dire, queste cose mi mettono in pari con la vita.
Vi saluto brava gente.
 
 

giovedì 15 maggio 2014

L'ultima birra

La vita è semplice. Anzi, a volte, è banale. È molto più difficile morire. Che tu lo voglia o no, qualcosa accade sempre. La luna piena, una canzone inaspettata di una radio, flashback continui, auto che passano sulla strada e non sono semp...re le stesse. Il dentifricio all’ultimo stadio, la carta igienica finita come i fazzoletti di carta. I vetri che non lavi da mesi, lo stesso vale per le tende, il frigo quasi vuoto, libri disordinatamente in ordine, una ragazza graziosa ti scrive qualcosa, una Merit accesa, un appendiabiti colmo di giacche ancora da ritirare, il letto che non hai fatto, il gatto che rosicchia crocchette, un’orchidea, una pianta, una lumaca dentro e il cellulare sotto carica. E altro ancora…
Più semplice di così… vado ad aprire una birra… l’ultima per stasera


mercoledì 14 maggio 2014

Fade into you


Benché queste nuvole minacciose
fossero a ridosso del mio attimo di pace
ero in viaggio verso le montagne rocciose
tra arbusti spinosi e cespugli di acacie.
Un ramo di quercia allungò il fogliame
provò col vento un intreccio labile
cercò invano un semplice legame
sapendo già che non era possibile.
Ero a farmi i cazzi miei per il pianeta
a tentare di dissolvermi nel grigio plumbeo
avrei cercato dall’alto la mia meta
e sarei tornato a casa senza l’aereo.
Se volete venirmi a cercare
a scoprire chi sono
prima passate di qua
dove il cielo si spacca
e se non vi impegna molto la cosa
riportatemi cortesemente la giacca.


http://youtu.be/VYvQp0DojSY

lunedì 12 maggio 2014

Liberi liberi

 
Nella notte correvo nella strada dei sogni e mi ritrovai in una via sicura, e vidi su un muro dei necrologi. C’eravate tutti voi, e pure io, con quelle facce da funerali.
All’età di 970 anni ci ha lasciato il Venditore di incipit. Ha superato di un anno Matusalemme battendo il record di sopravvivenza individuale, sapendo però, che la Juve… beh… quella è irraggiungibile.
Danno la triste notizia:
Quelli che si fanno il clistere ogni giorno per stare bene
Quelli che era meglio fare la prevenzione
Quelli che fumare fa male
Quelli che hanno un nodulo al cervello
Quelli che pensano sia la ghiandola pineale
Quelli che votano Grillo
Quelli che è meglio Renzi
Quelli che non vanno ai mondiali
Quelli che urlano “Forza Italia” nei tribunali
Quelli che “sei bravo”
Quelli che credono in Dio
Quelli che suonano il bongo
Quelli che giocano al bingo
Quelli che Freud
Quelli che Jung
Quelli che ping
Quelli che pong
Quelli che la Turandot
Quelli che “vincerò”… E non vinceranno mai…
Le esequie verranno officiate da quella gran gnocca e immortale della Amanda Lear a 3000 metri sul Gran Paradiso. Verrà letto il Kamasutra con orgia collettiva obbligatoria. Il cervello, il cuore, il fegato e le viscere verranno date in pasto alle aquile durante la funzione. La pelle verrà consegnata ai Mohicani, soprattutto all’ultimo. Gli occhi al cielo. Le ossa saranno usate da un gorilla nel film “3001 – Iliade nello spazio”. L’uccello sarà messo in una cripta, dove verrà scritto sotto di essa:”fatti vedere la prostata”, e verrà esposta in “Sarauda”: un bosco della Valchiusella dove una volta venivano molti funghi, oggi un po’meno.
Queste sono state le sue ultime parole:
- Ascolta…
- Dimmi…
- Se vedi Dio…
- Eh!
- Digli di andare…
- Dove?
E spirò!

Cosa diventò… cosa diventò…
http://youtu.be/RHvSCTKyfZI
 


 

mercoledì 7 maggio 2014

La lontananza


Erano nate sulle montagne, entrambe figlie di poveri margari. Furono costrette a lavorare in giovane età finendo la scuola alle elementari. Diventarono subito amiche in quanto guardiane di pecore assieme ai cani. La loro vita fu inventarsi immagini in silenzio nel cielo bianco a fare da schermo, perché a casa c’era solo disperazione. Pezzi di film tra verdi pascoli e baci rubati. Si amarono da adolescenti perché non era consentito, perché gli uomini erano maneschi. Capirono velocemente che l’abbraccio di un uomo era solo per prenderle a malo modo. Passavano le giornate a pensare come scappare da quel luogo, perché era troppo in alto per chiedere spiegazioni a Dio, Lui che passava le sue giornate a godersela probabilmente al mare. Restarono lì tutta la vita come fanno le pietre, a meno che, non le si prenda a calci - cosa che accadeva sovente - ma non così efficace da spostarle lontano. Continuarono ad amarsi di nascosto perché non conoscevano altro. Un giorno vennero due fratelli a chiederle in sposa e furono costrette a maritarsi. Restarono divise per anni a sfornare figli e a piegare la testa in segno di sottomissione. Quando i loro mariti furono andati a miglior vita e i figli in giro per il mondo, si ritrovarono sulla panchina a coccolarsi e a chiedersi il senso della vita. Il mondo era solo qualche sentiero tra le marmotte, e qualche carezza piacevole tra di loro.
- Tu hai capito che cos’è l’amore?
- L’amore è guardare le pecore brucare l’erba!
- Perché?
- Perché le povere bestie che non sono libere trovano conforto solo nel mangiare.


http://youtu.be/cgqSsWtJo_A

martedì 6 maggio 2014

Candela


Stavo seduto come una candela accesa
la mia testa era una fiamma che dondolava leggera
il mio corpo era una statua in attesa
gli occhi erano chiusi tra il fuoco e la cera.
Sentii dei piedi piccoli
passi nudi sull’erba
sogni nei cassetti
di una età ancora acerba.
Poteva essere una figlia
una goccia di rugiada sulla foglia
una pelle giovane e tersa
una bambina che si era persa.
Tutto si quietò intorno  
ci fu un’esile emozione
mi soffiò gentile sulla nuca
e persi il lume della ragione.

lunedì 5 maggio 2014

Il paradiso terrestre

Quando lui arrivò alla panchina, lei stava seduta a leggere un libro di poesie di Prévert. Era arrivata giusto alla pagina 115 e lesse di tre fiammiferi accesi uno per uno nella notte. Lui la interruppe facendole una domanda un po’ troppo a...zzardata per lei, che era lì tranquilla a immaginarsi Parigi e la libertà delle parole. Lei rispose subito leggermente indispettita:
- Senti, non so chi tu sia ed è poco opportuno. Queste cose non accadono così, ma ti sembra una cosa logica?
Lui non disse niente e si allontanò.
Lei tornò a casa e ripensò alla domanda. Non dormì la notte. Si rigirò nel letto per ore senza riuscire a prendere sonno. La mattina seguente decise di andarlo a cercare nella stessa panchina. Vide una anziana signora seduta che lavorava a maglia, e le chiese subito:
- Ha mica visto un ragazzo di media altezza, di media età, senza tanti grilli per la testa?
L’anziana la scrutò un attimo, e poi rispose così:
- Ne ho conosciuto uno tanto tempo fa… fammi ricordare… era il 1946 e avevo quasi vent’anni.
La ragazza si sedette e mise le mani sul volto sconsolata. Pianse lentamente piccole lacrime di solitudine e quando aprì gli occhi, non vide più l’anziana signora, ma osservò un ragazzo che si avvicinò a lei come a chiederle qualcosa, e così fece.
- Scusami, ti ho vista anche ieri… sai, non vorrei essere scortese… ma ho notato che parli da sola…
Lei non lo fece neanche finire, e formulò a lui, la stessa domanda azzardata del giorno prima.
Lui rispose subito leggermente indispettito:
- Senti, non so chi tu sia ed è poco opportuno. Queste cose non accadono così, ma ti sembra una cosa logica?
Questa storia continuò, come un passaparola fino alla fine dei tempi, fino a quando il genere umano si estinse.
Un miliardo di anni dopo quando i pesci decisero di avventurarsi nella terra e diventare ancora una volta umani senza branchie, un uomo e una donna si trovarono in un luogo pazzesco definito “paradiso terrestre”, lui fece la stessa domanda azzardata e lei rispose di sì senza pensarci troppo.

domenica 4 maggio 2014

Fragole infinite

La mia vita è come uno stolone,
radice di primavera,
che genera soffici gemme
che invadono il mio giardino…
E sono fragole rosse...
gustose come un bacio di passione
 

http://youtu.be/tvfFrFHafTE

giovedì 1 maggio 2014

Lifeline


Era di una bellezza disarmante. Feci cadere a terra la spada, lo scudo, e mi tolsi l’elmo. Avevo ucciso un grande drago tagliandogli la testa, ed era apparsa lei lucente e vera. I miei occhi misero in moto delle sinapsi tra i milioni di grovigli neurologici e mandarono l’immagine di lei alle mie cellule, che tranquille in preghiera nelle loro chiese, fuggirono al suono spontaneo degli organi, provocati da scosse telluriche improvvise. Il moto sussultorio durò giusto il tempo tra il battito e l’altro del cuore, facendo impazzire il pendolo che regola il bene dal male. Mi sentii libero come davanti a una porta aperta di un carcere e respirai l’ora d’aria di un evaso innocente senza imputazione. Provai a fare un passo, ma fui indeciso su quale fosse il piede che doveva lasciare la prima orma di avvicinamento, neanche fossi atterrato su un pianeta lontano. Arrivò un vento caldo che dipinse di arancione lo sfondo del cielo, che prima era un miscuglio di giallo, rosso e azzurro mare, dato che i pesci si erano messi a volare. Lei prese il sopravvento, lo scavalcò con una capriola in aria e me la trovai a un naso da me, a toccarci la punta, per annusare entrambi a quattro narici, il profumo naturale della pelle. Chiudemmo gli occhi e ci afferrammo i visi con le mani per sentire il flusso, a trasmetterci come taumaturghi onde idroelettriche, nella confusione del cielo diventato abisso. Affogammo nell’aria. La barriera corallina era posizionata sulle nostre teste, a formare strali d’amore lanciati da pesci con ali e archi al posto delle branchie.
- Cosa senti? – disse lei aprendo gli occhi.
- Un piacevole disordine! – risposi in piena dislessia nel leggere il contesto.
- Cosa siamo? – chiese quasi non conoscesse neanche lei quello che c’era intorno.
- Ancore di salvezza, credo!


http://youtu.be/YHPOlspAoRE

Cretino

- È vero che vai in giro a dire che sono un cretino?
- Guarda io non vado mai in giro, sono sempre qui.
- Ah, bon!