martedì 8 marzo 2016

Il Dome

Il Dome è un mio amico, o almeno è quello che traspare. Nel senso che il Dome non te lo fa mica capire. Ti lascia nel dubbio e ti tiene sulla corda, anche se lui suona solo strumenti a fiato. Il Dome sa fare tutto. È capace, contemporaneamente, di giocare a tennis contro il muro, di risolvere un’equazione con tre incognite, prepararsi una sigaretta, palleggiare un pallone della “tele” senza farlo cadere, e suonare il sax meglio di Chet Baker che suonava la tromba, ma il Dome ti suona anche quella. Il Dome piace alle donne ma lui fa finta di niente. Credo che ogni tanto se la spassi con qualcuna dimenticando il nome la mattina seguente. Il Dome non ti risponde mai al telefono, prima devi mandargli una decina di messaggi con su scritto “ti chiamo”, e non è detto che risponda. Il suo corpo si muove lentamente come un bradipo ma dentro si fondono sia la fusione che la fissione nucleare. Io non so come faccia il Dome, ma sa fare un sacco di cose. Se gli parli insieme lui ti guarda distratto come un gatto, ma ti ascolta, non vorrei vederlo un giorno che si lecca le palle come toeletta. Il Dome ti chiede sempre scusa anche se non gli hai fatto niente. Un giorno gli ruppi il naso giocando a pallone e lui disse che non era nulla, una sciocchezza. Spruzzava sangue come una fontanella impazzita, e, se non ricordo male, decidemmo molto pacatamente di chiamare un’ambulanza prima che morisse esangue. Quando uscì dal pronto soccorso si prese la premura di dirmi che era colpa sua, che aveva messo il naso troppo vicino al mio gomito. Il Dome è così, è un ragazzo pacifico. A scuola era bravissimo, sapeva tutto, ma non si vantava, anzi pensava di non essere così intelligente come lo si dipingeva, mentre nella stessa classe c’era un secchione che non faceva altro che menarla col fatto che era il migliore. Uno che veniva con un impermeabile giallo vinto coi biscotti della Galbusera, quelli del Mago G, un rompicoglioni che lui adorava. Lo chiamavamo “testone di gomma” perché aveva la testa ovale più grossa dell’uovo dello struzzo, e molti di noi usavamo il Garzanti per prenderlo a randellate ogni volta che ci rompeva il cazzo; per non dire che gli rubavamo anche le merendine, o meglio i panini dolci col salame preparate dalla sua mamma. Lo so, eravamo dei bulli, ma quella testa poteva sopportare anche una mazza da baseball. Comunque il Dome, è sempre stato un ragazzo a posto, giocavamo a pallone insieme ed era corretto, fin troppo. Ma un giorno venne espulso. L’unica volta che fece qualcosa fuori posto. Eravamo intorno ai quindici anni. Arrivò una squadra di Torino: tutti fighi, pettinati, gellati, con le tute fighe e le scarpette fighe. Prima della partita ridevano con le mani in tasca, dato che noi eravamo tutti sciancati peggio di Oliver Twist, che a confronto nostro, era un paninaro. Sta di fatto che vincemmo 5-0 e il Dome segnò il quinto goal. Li prese letteralmente per il culo, facendo un gesto eloquente, cioè quello di andare a giocare alle bocce. L’arbitro lo espulse per comportamento antisportivo. Forse, dopo quel giorno il Dome decise di darsi al tennis, meno impegnativo sotto l’aspetto puramente agonistico. Che dire ancora, il Dome ora suona nei locali notturni e assomiglia a Fausto Papetti per via delle sue copertine con le donne nude… e non vi sto a spiegare, perché andava molto in voga in tempi passati assieme a Postal Market (solo i maschietti possono capire). Si beve sempre il suo drink e non ha molta voglia di fare parole. È bravo al computer e insegna informatica. Quante cose sa fare il Dome.
- Ehi, Dome, che ne dici se facciamo qualcosa insieme?
- Certo, chiamami.
Il Dome non risponde mai al telefono.


1 commento:

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