giovedì 20 marzo 2014

La giornata della felicità


E boh! Scoprire, a un quarto d’ora dalla fine, che oggi è la giornata della felicità. Così, all’improvviso. È che non ero preparato a cotanta magnificenza. E adesso che faccio? Mi tocca aspettare il prossimo anno? No, perché la felicità mica la impari a scuola o all’oratorio, sta cosa è effimera, non la tocchi e non si può misurare in una scala di valori. La felicità è quella cosa che dura poco, passa veloce e manco te ne accorgi. Invece il dolore o la tristezza, quella ci stai dentro alla grande. Eh già, ma c’è chi sta peggio, e vabbé allora ti accontenti, perché funziona così. La sofferenza è reale e necessaria così fai esperienza, tiri fuori il meglio dalla situazione difficile. Eh già, bisogna soffrire se no mica te la danno la vita eterna! Lascia perdere i tuoi sogni non ci sarà mai nessuno disposto ad accettare le tue scelte diverse dalla consuetudine, d’altronde se nasci povero non costruisci castelli in aria. Eppure in questa stupenda giornata della felicità che sta per chiudersi, mi viene in mente una scena di molti anni fa, quando lavoravo – sì, perché c’ho avuto anche un lavoro, così tanto per passare il tempo – nella catena di montaggio. Io stavo su sta portiera di una Cadillac a montare alzacristalli, solo perché ero uno specialista nella regolazione dei vetri, ero bravo, sapete, sapevo far chiudere bene un vetro, c’avevo il talento di farlo incastrare bene alla gomma della capote senza che pizzicasse. Ero così bravo con i vetri da risultare trasparente anche a me stesso. Minchia se ero bravo! Comunque, sta di fatto, che mentre lavoravo, io cantavo. Niente, cantavo, così: quelle canzoni lì, quelle di Battisti o Dalla, quelle che sanno tutti, quelle che si cantavano sul pullman quando si andava in gita a scuola. Beh, c’era sto capofficina che era sempre incazzato, non sorrideva mai, e ogni volta che attraversava la linea di montaggio, vedeva me che cantavo, e credo gli desse fastidio. Quel giorno si avvicinò, mentre io cantavo “il mio canto libero” – quello che inizia con “in un mondo che…” - e mi chiese seriamente:

- Dellea, perdoni la mia domanda – mi dava del lei – ma perché canta?

Eh già, io lo sapevo che un giorno sarebbe arrivato a chiedermelo, dato che lì si faceva un lavoro di merda. Mi presi una decina di secondi per riflettere. C’avevo sto motorino ad aria in mano pensando di avere una pistola pronta a sparare. Guardai prima la pistola e poi guardai lui, con un sorrisetto da stronzetto e gli risposi così:

- Per avvitare meglio la vita.

Non so come mi uscii sta frase. Lui se ne andò senza capire nulla ed anche io, a distanza di anni, non c’ho ancora capito un cazzo.

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